Satya Nadella ultimamente sembra voler prendere tutti un po’ in contropiede. Non capita spesso di sentire il CEO di una delle aziende più grandi del pianeta dire che proprio la grandezza della sua compagnia è diventata un freno, quasi un ostacolo. Eppure è esattamente ciò che ha raccontato parlando con Mathias Döpfner: secondo lui, Microsoft è così gigantesca da rendere complicata quella velocità di pensiero e di azione che oggi, nel mondo dell’AI generativa, vale più dell’oro.
Il CEO di Microsoft studia le startup per rendere l’azienda più agile nell’AI
A colpire davvero è il modo in cui descrive i suoi weekend: dice di passarli a studiare come ragionano le startup, come prendono decisioni, come progettano. È quasi una scena buffa da immaginare, un uomo che guida un’azienda mastodontica che osserva modelli infinitamente più piccoli per capirne i segreti. Ma in fondo, nella sua visione, tutto si riduce a una cosa: gruppi ristretti di persone che discutono attorno allo stesso tavolo riescono a muoversi a una velocità che un colosso da decine di migliaia di dipendenti può solo sognare. Per Nadella, la sfida non è solo creare l’AI più potente, ma liberarsi di tante abitudini che hanno funzionato per decenni e che ora rischiano di rallentare tutto.
Sul dietrofondo c’è un clima carico di tensioni. Bill Gates ha parlato di una possibile “bolla” dell’AI, paragonandola alla fase più incandescente dell’era dot-com, quella in cui i numeri correvano più delle certezze. E molti ricercatori iniziano a chiedersi quanto a lungo si potrà continuare a migliorare i modelli prima di sbattere contro il limite dei dati disponibili. È come se tutto il settore stesse correndo, ma con la sensazione che prima o poi ci sia una curva cieca dietro l’angolo.
In tutto questo, Microsoft continua ad andare dritta verso un futuro in cui ogni pezzo del suo software diventa “agentico”, più simile a un assistente autonomo che a uno strumento da usare e basta. È una trasformazione che riscrive anche l’idea originale di Gates sul software come semplice supporto. E secondo Nadella, questo cambio di prospettiva impone maggiore efficienza, più fluidità, meno burocrazia interna.
Il nodo più scomodo, però, è quello che non dice esplicitamente ma che molti hanno letto tra le righe. Parlando della necessità di “snellire”, di recuperare la rapidità decisionale delle startup, Nadella ha fatto pensare a un’azienda che potrebbe prepararsi a nuovi tagli. I numeri recenti non aiutano a dissipare il dubbio: nel 2025 Microsoft ha già eliminato circa 15.000 posizioni e, secondo indiscrezioni piuttosto insistenti, una nuova ondata potrebbe arrivare all’inizio del 2026. Tutte ipotesi, certo, ma si capisce perché l’idea stia iniziando a circolare con insistenza, soprattutto adesso che la corsa all’AI sembra chiedere non solo innovazione, ma anche una struttura più leggera e meno stratificata.
