La diga delle Tre Gole in Cina non è solo la più grande centrale idroelettrica del pianeta. Secondo calcoli della NASA, l’enorme quantità d’acqua accumulata in un singolo punto geografico è in grado, letteralmente, di modificare la velocità con cui ruota la Terra. Sembra fantascienza, eppure i numeri parlano chiaro e la fisica dietro questo fenomeno è sorprendentemente intuitiva.
Il fiume Yangtze è il più lungo dell’Asia e il terzo al mondo, dopo il Nilo e il Rio delle Amazzoni. Il suo bacino idrografico copre quasi due milioni di chilometri quadrati e fornisce acqua a circa il 40% del territorio cinese. Nel suo corso medio, il fiume attraversa tre gole rocciose (Qutang, Wu e Xiling) che insieme formano il paesaggio spettacolare da cui la diga prende il nome. Ed è proprio lì che la Cina decise di costruire, a partire dagli anni Novanta, un’opera ingegneristica senza precedenti. I lavori si sono conclusi nel 2012, quasi due decenni dopo l’inizio. Il risultato è una struttura lunga 2.335 metri e alta 185 metri, talmente colossale da includere persino un ascensore capace di sollevare imbarcazioni da 3.000 tonnellate.
A monte della diga delle Tre Gole si è formato un bacino artificiale lungo oltre 600 chilometri, che trattiene qualcosa come 40 miliardi di metri cubi d’acqua, ovvero 40 bilioni di litri. Con una capacità installata di 22.500 MW, distribuita tra 32 turbine da 700 megawatt ciascuna più due generatori ausiliari, l’impianto cinese ha generato nel 2020 quasi 112 terawattora di elettricità. Per dare un’idea concreta, si tratta di energia sufficiente a coprire il fabbisogno annuale di interi Paesi come la Finlandia o il Cile.
Quando un’opera umana rallenta il pianeta
Qui si arriva al punto davvero sorprendente. Benjamin Fong Chao, geofisico del Centro Goddard della NASA, aveva già segnalato nel 2005 che il riempimento del bacino della diga delle Tre Gole avrebbe avuto una conseguenza ben oltre i confini dell’ingegneria civile: spostare leggermente l’asse di rotazione della Terra e, di conseguenza, allungare la durata del giorno di 0,06 microsecondi.
Il meccanismo fisico alla base del fenomeno si chiama momento polare di inerzia, e lo si può capire pensando a un pattinatore sul ghiaccio. Quando allarga le braccia, ruota più lentamente. Quando le ritira verso il corpo, accelera. Con la Terra succede qualcosa di analogo. Quando una massa enorme d’acqua, prima distribuita lungo il corso di un fiume, viene concentrata in un bacino lontano dall’equatore, il pianeta redistribuisce la propria massa rispetto al suo asse. E questo cambia, anche se in modo infinitesimale, la sua velocità di rotazione.
Certo, 0,06 microsecondi sono una quantità assolutamente impercettibile. Ma il dato rivela qualcosa di profondo sulla scala dell’intervento umano sul pianeta. E non si tratta di un caso isolato. Tra il 1993 e il 2010, l’estrazione massiccia di acqua dal sottosuolo per uso agricolo, industriale e domestico ha redistribuito circa 2.150 giga tonnellate d’acqua verso gli oceani, innalzando il livello del mare di oltre sei millimetri e spostando l’asse di rotazione terrestre di circa 80 centimetri verso est.
Un pianeta che cambia anche nei suoi parametri fondamentali
Anche lo scioglimento accelerato delle calotte polari contribuisce a ridistribuire massa verso le zone equatoriali, modificando ulteriormente quell’asse che dal 1900 si è spostato in media di dieci centimetri all’anno. L’attività umana, insomma, non incide solo sul clima, sulla biodiversità o sulla chimica dell’atmosfera. Anche la rotazione del pianeta, per quanto in misura infinitesimale, risente delle trasformazioni che la nostra specie imprime alla superficie terrestre. La diga delle Tre Gole resta forse l’esempio più emblematico di come una singola infrastruttura possa lasciare un’impronta misurabile persino sulla meccanica del sistema Terra.
