Quando un’azienda relativamente piccola riesce a far parlare di sé nel mondo dell’auto, di solito è perché ha trovato un modo originale per aggirare un limite tecnico che tutti davano per inevitabile. Yasa, che poi tanto piccola non è più da quando Mercedes l’ha acquistata, sembra esattamente in questa fase: quel momento in cui un nome ancora semi-sconosciuto inizia a farsi spazio perché propone qualcosa che cambia le regole del gioco. Il prototipo di motore elettrico a flusso assiale da oltre 1.000 cavalli in appena 13 kg era già abbastanza per catalizzare l’attenzione di mezzo settore. Ora però l’azienda ha deciso di spingere ancora oltre, mostrando una possibile applicazione che sa quasi di fantascienza: lo stesso tipo di motore, ma integrato direttamente nelle ruote.
Yasa rivoluziona le elettriche con motori integrati nelle ruote
La prima reazione è inevitabile: un po’ di scetticismo, un po’ di stupore. I motori nelle ruote sono un’idea che torna ciclicamente da anni, sempre promettente sulla carta, sempre piena di compromessi nella pratica. Troppo pesanti, poca coppia, difficili da raffreddare, complicati da proteggere da urti e vibrazioni. Yasa sostiene di aver risolto tutto questo con un sistema nuovo di inverter e un design che riesce a mantenere il motore sufficientemente leggero da non penalizzare la dinamica della vettura. L’inverter, da solo, eroga fino a 1.500 kW ed è pensato per lavorare in modo perfetto con i motori integrati. E già questo basterebbe per capire quanto stiano puntando in alto: due o quattro motori del genere, uno per ruota, trasformerebbero un’auto elettrica in qualcosa che supera tranquillamente il concetto stesso di supercar.
Il bello è che questa soluzione non porta solo potenza, ma anche controllo. Mettere un motore in ogni ruota significa poter decidere con precisione chirurgica quanta coppia erogare su ogni lato, ogni singolo istante. È un modo per ridefinire la trazione integrale, per migliorare la stabilità in curva e per dare ai progettisti libertà che finora non avevano. E poi c’è il discorso peso: spostare i motori fuori dalla scocca libera spazio, permette nuove proporzioni e riduce tutto quello che si trova tra ruote e abitacolo. In teoria, con quattro unità Yasa si potrebbe arrivare a toccare i 4.000 cavalli di picco. È un numero talmente enorme che sembra più un esercizio di stile che un dato tecnico, ma dà un’idea della direzione in cui si sta muovendo il settore.
Certo, siamo ancora nella fase dei prototipi. L’azienda promette di raccontare di più nel 2026 e per ora tutto resta sospeso tra entusiasmo e prudenza. Ma quando il fondatore Tim Woolmer parla di “primo motore integrato nelle ruote a massa neutra al mondo”, si capisce che per loro questo è un punto di svolta. E per Mercedes, che controlla tutto il progetto, potrebbe diventare un vantaggio enorme nella corsa alle elettriche sportive del futuro.
La vera forza dei motori a flusso assiale, alla fine, è proprio la loro compattezza: sono più piccoli, più potenti e molto più sfruttabili dei tradizionali motori a flusso radiale. Offrono più potenza continua, non solo i picchi, e questo apre la porta a un nuovo modo di pensare la trasmissione stessa. Se tutto questo dovesse davvero arrivare sulle auto di serie, potremmo essere davanti a una delle rivoluzioni più concrete del mondo elettrico degli ultimi anni.
