In un’area industriale della città di Changzhou, un intervento tecnico apparentemente ordinario ha riportato l’attenzione su un ambizioso esperimento per la transizione energetica cinese. Si tratta della recente installazione di una nuova turbina all’interno del sistema di accumulo ad aria compressa di Jintan. Tale evento segna, infatti, un passaggio operativo che incide direttamente sulla capacità dell’impianto di rispondere alle esigenze della rete elettrica nazionale. L’operazione conferma la centralità di una tecnologia che punta sul trasformare le cavità saline sotterranee in spazi adatti a immagazzinare energia sotto forma di aria compressa. L’intero complesso sfrutta grandi vuoti rocciosi generati dall’estrazione di salgemma. Un elemento che permette di ottenere volumi di stoccaggio significativi senza ricorrere a costruzioni sotterranee artificiali.
Dettagli sull’impianto ad aria compressa
Nei momenti in cui il consumo elettrico diminuisce, l’aria viene compressa e inviata in profondità. Quando la domanda sale, viene rilasciata e indirizzata verso una serie di dispositivi che la trasformano nuovamente in elettricità. Tale meccanismo consente di bilanciare la rete in modo complementare alle fonti rinnovabili, compensando l’intermittenza tipica di solare ed eolico.
Il dispositivo appena installato introduce una variabile temporale cruciale. È progettato per passare dallo stato di avvio alla piena potenza in circa dieci minuti. Tale rapidità offre un vantaggio concreto durante le operazioni di peak shaving. Un ambito in cui la prontezza degli impianti di supporto può evitare sovraccarichi e fluttuazioni indesiderate. L’elevata reattività diventa particolarmente rilevante in una fase in cui il Paese accelera l’integrazione di energie pulite e necessita di riserve capaci di stabilizzare il sistema in tempo reale.
La quantità di energia che può essere accumulata in ogni ciclo raggiunge i 2,8 milioni di kilowattora. Un valore che permette di immaginare l’impatto su scala annuale. I responsabili dell’iniziativa parlano infatti di circa 330 cicli previsti, con una conseguente riduzione di 270.000 tonnellate di carbone standard e oltre mezzo milione di tonnellate di CO2 non immesse in atmosfera.
