Secondo nuove anticipazioni, Intel sarebbe pronta a entrare nella produzione dei chip Apple A-series a partire dal 2028, utilizzando il processo produttivo 14A, una tecnologia su cui l’azienda statunitense punta per rilanciare la propria posizione nel mercato semiconduttori. Lo stesso nodo produttivo potrebbe attirare anche realtà come Nvidia e AMD per le loro soluzioni server, aprendo una fase di rinnovato dinamismo per le fonderie Intel.
Per Apple, la possibile partnership avrebbe un valore che va oltre gli aspetti tecnici. In un contesto segnato da dazi, tensioni commerciali e crescente attenzione alla produzione domestica, poter dichiarare che una parte dei chip destinati agli iPhone è fabbricata negli Stati Uniti rappresenterebbe un forte vantaggio politico e industriale. Una scelta perfettamente in linea con la direzione tracciata dal presidente USA Donald Trump, che spinge da tempo verso un rafforzamento della manifattura nazionale.
L’aspetto più interessante riguarda il ruolo che Intel potrebbe tornare a ricoprire nell’ecosistema Apple. Proprio mentre macOS 27 segnerà la fine del supporto ai Mac con CPU Intel, si delinea uno scenario in cui le future generazioni di Apple Silicon — dai possibili M7 agli A21 e oltre — potrebbero essere prodotte anche nelle fonderie di Santa Clara, grazie ai nodi 14A e 18A.
Vantaggi per entrambe le aziende e un mercato in trasformazione
Se queste indiscrezioni dovessero concretizzarsi, Apple si troverebbe con una seconda fonte produttiva per i chip di fascia alta e medio-alta, riducendo la dipendenza da TSMC che da anni realizza in esclusiva i processori della casa di Cupertino. Una doppia fornitura permetterebbe all’azienda di bilanciare rischi, ottenere maggiore flessibilità e acquisire una capacità negoziale che finora non ha mai avuto.
Per Intel, la collaborazione sarebbe un’opportunità strategica. Produrre chip Apple significherebbe mostrare concretamente i progressi delle proprie fonderie, confermando che la “rinascita” industriale avviata negli ultimi anni sta iniziando a dare risultati tangibili. Entrare nella filiera di Apple, inoltre, rappresenterebbe un segnale forte per tutto il settore, dimostrando che Intel può tornare a essere competitiva anche come partner produttivo e non solo come azienda di CPU x86.
Questo scenario rimane legato alle tempistiche di sviluppo dei nodi 14A e 18A e alla capacità di Intel di rispettare gli obiettivi annunciati. Se ciò avverrà, il rapporto tra le due aziende potrebbe inaugurare una nuova fase dell’industria dei semiconduttori, dove la produzione “Made in USA” diventerebbe un elemento decisivo nella strategia di mercato.
