Chi sta valutando l’acquisto di un’auto usata e si trova davanti al bivio tra un modello elettrico al 100% e uno ibrido plug-in farebbe bene a considerare un aspetto che spesso passa in secondo piano. Lo stato di salute della batteria. Uno studio condotto dalla startup britannica Generational, specializzata nella diagnostica delle batterie, ha messo in luce un dato piuttosto significativo. Le batterie delle ibride ricaricabili tendono a usurarsi più rapidamente rispetto a quelle montate sui veicoli completamente elettrici. E la differenza, quando si guarda ai casi più critici, non è affatto trascurabile.
Per arrivare a questa conclusione, Generational ha analizzato un campione di circa 2.000 veicoli: metà ibride plug-in (PHEV) e metà elettriche pure (BEV), tutti con età e chilometraggio comparabili. A prima vista, i numeri sembrano raccontare una storia tranquilla. Lo stato di salute medio delle batterie si attesta al 94,94% per le elettriche e al 94,27% per le ibride ricaricabili. Una differenza quasi impercettibile, che potrebbe far pensare a una sostanziale parità tra le due categorie.
Dove emergono le vere differenze tra batterie ibride ed elettriche
Tuttavia, scendendo nel dettaglio, il quadro cambia parecchio. Il 4,7% delle ibride plug-in esaminate presenta uno stato di salute della batteria inferiore all’85%, mentre per le elettriche pure questa percentuale scende all’1,5%. Tradotto in termini pratici, il numero di batterie in condizioni scadenti è circa tre volte superiore nel caso delle ibride ricaricabili. Non un dettaglio da poco, soprattutto per chi si affaccia al mercato dell’usato elettrificato e vuole evitare brutte sorprese.
Le ragioni di questa differenza sono legate alla progettazione stessa dei veicoli. Un’auto elettrica al 100% nasce e viene sviluppata interamente attorno alla sua batteria: tutto, dalla gestione termica alla disposizione dei componenti, è pensato per farla funzionare al meglio e il più a lungo possibile. Nelle ibride plug-in, invece, il motore termico e il sistema elettrico devono convivere in spazi più ristretti, e questo spesso si traduce in una gestione termica meno efficiente.
C’è poi un fattore legato all’uso quotidiano. Come sottolinea il rapporto di Generational, la batteria di un modello ibrido subisce “uno stress ciclico molto più importante”. Le batterie delle ibride sono sensibilmente più piccole rispetto a quelle delle elettriche pure, il che significa che vengono scaricate e ricaricate completamente con una frequenza molto più alta. Ogni ciclo completo di carica e scarica contribuisce all’usura delle celle. A questo si aggiunge il fatto che chi guida un’ibrida plug-in tende ad avere uno stile di guida più discontinuo, alternando continuamente tra motore elettrico e termico, e questo comportamento mette ulteriormente sotto pressione la batteria.
Lo stato di salute della batteria conta più dei chilometri
Un aspetto particolarmente interessante emerso dallo studio riguarda il rapporto tra chilometri percorsi e condizioni della batteria. Un’auto elettrica con molti chilometri alle spalle può trovarsi in condizioni migliori rispetto a un’ibrida plug-in che ne ha percorsi meno. Questo ribalta un po’ la logica tradizionale dell’auto usata, dove i chilometri al contachilometri sono sempre stati il primo parametro di valutazione. Nel mondo delle auto elettrificate, invece, il dato davvero rilevante è lo stato di salute della batteria, indicato con la sigla SoH (State of Health). È quello il numero da controllare prima di firmare qualsiasi contratto d’acquisto, perché racconta molto più di quanto non faccia il semplice contachilometri.
