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Palantir, l’occhio di Dio segreto dell’Occidente tra AI, guerra, sanità, finanza e potere

Sotto traccia, lontano dai riflettori di Big Tech, Palantir è diventata l’infrastruttura invisibile che collega AI, eserciti, governi e grandi aziende: capire cosa fa davvero significa capire che tipo di mondo stiamo costruendo.

scritto da D'Orazi Dario 27/11/2025 0 commenti 11 Minuti lettura
Palantir l’occhio segreto dell’Occidente tra AI guerra sanità finanza e potere
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Hai presente quelle aziende di cui quasi nessuno parla al bar, ma che ogni volta che gratti la superficie di una crisi – guerra, pandemia, emergenza migratoria, turbolenze sui mercati – spuntano fuori come un’ombra sullo sfondo?
Ecco, Palantir è esattamente questo tipo di creatura.

Sembra solo un nome da nerd, un richiamo a Tolkien e ai suoi mondi. In realtà è molto più simile a un’infrastruttura di potere: non vende telefoni, non vende social, non vende gadget. Vende qualcosa di meno vistoso e molto più delicato: modi per usare i dati – tantissimi dati – per decidere chi controllare, dove mandare un drone, come muovere una flotta di camion o come ridisegnare un sistema sanitario.

Già il nome è tutto un programma. I Palantíri nei libri di Tolkien sono le pietre veggenti, quei cristalli scuri che permettono di guardare a distanza, spiare regni lontani, comunicare senza essere fisicamente presenti.
Chi possiede la pietra vede, chi non ce l’ha subisce. E spesso nemmeno si accorge di essere osservato.

Nel mondo di “Il Signore degli Anelli”, Sauron usa il Palantír per controllare i suoi emissari, manipolare le percezioni, creare paura e dipendenza. Uno strumento di “visione totale” che non guarda solo, ma orienta le decisioni di chi lo usa.
Ora prova a spostare quell’immagine dalle terre di Mordor a un data center negli Stati Uniti, pieno di server che macinano dati di governi, eserciti, banche e ospedali. Il salto non è così lungo come sembra, vero?

Sommario

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    • Seguici su Google e non perdere nulla
  • Da Tolkien alla Silicon Valley: la nascita di Palantir
  • Cosa vende davvero Palantir: Gotham, Foundry, Apollo, AIP
    • Gotham: l’interfaccia da campo di battaglia
    • Foundry: il gemello digitale di fabbriche, banche e ospedali
    • Apollo: il sistema nervoso DevOps
    • AIP: l’AI che si attacca ai dati veri
  • La “macchina dei dati”: cosa fa Palantir sopra gli IT esistenti
  • Dalla CIA a Wall Street: Palantir diventa un titolo culto
  • L’asse Palantir–Nvidia: l’AI entra nel motore dell’economia reale
  • Dal campo di battaglia ai reparti ospedalieri: il “controsenso” Palantir
  • Immigrazione, previsione del crimine, sorveglianza: le zone buie
  • Thiel, Karp e il nuovo complesso tecno-militare
  • La sicurezza “preemptive” e il rischio della scatola nera
  • Palantir in Europa e in Italia: sovranità dei dati o dipendenza?
  • La tentazione di governi e aziende: ridurre il mondo a un cruscotto
  • Il prezzo nascosto: governance opaca e democrazie spostate di asse

Da Tolkien alla Silicon Valley: la nascita di Palantir

Torniamo nel mondo reale.
Palantir Technologies nasce nel 2003 in California, nel clima tossico e ossessivo della “guerra al terrore” successiva all’11 settembre. L’idea di fondo è brutale nella sua semplicità: usare tecniche simili a quelle sviluppate con PayPal per scovare le frodi, ma applicate alla caccia ai terroristi.

Tra i fondatori trovi Peter Thiel, miliardario, cofondatore di PayPal, figura spigolosa e politicamente molto schierata verso la nuova destra americana; e Alex Karp, oggi CEO, ex studente di filosofia, capace di muoversi con disinvoltura tra sale riunioni del Pentagono, boardroom di multinazionali e talk pubblici sulla democrazia occidentale.

La spinta iniziale arriva dal settore pubblico più opaco che esista: intelligence e difesa. Il braccio di venture capital della CIA, In-Q-Tel, investe presto in Palantir, ne testa il software e lo adotta per analisi di antiterrorismo.
Da lì in poi la traiettoria è chiara: entrare nel cuore dell’apparato securitario occidentale e diventare la colla software che tiene insieme flussi informativi sparsi in decine di banche dati incompatibili tra loro.

Con gli anni, Palantir smette di essere “solo” un fornitore di strumenti per trovare terroristi e inizia a presentarsi come piattaforma generica di data fusion: un modo ordinato (e molto redditizio) per trasformare montagne di dati grezzi in mappe, grafici, allarmi, scenari e, soprattutto, decisioni.

Cosa vende davvero Palantir: Gotham, Foundry, Apollo, AIP

Dietro tutte le narrazioni epiche di “difesa dell’Occidente” e “AI operativa”, Palantir vende una cosa molto precisa: piattaforme software.

I quattro nomi chiave da ricordare sono:

  • Gotham

  • Foundry

  • Apollo

  • AIP – Artificial Intelligence Platform

Ognuno ha un ruolo distinto, ma tutti si intrecciano.

Gotham: l’interfaccia da campo di battaglia

Pensa a Gotham come al “Palantír da guerra”.
È lo strumento usato in contesti come Iraq, Afghanistan, Medio Oriente, Ucraina: qui confluiscono intelligence sul campo, immagini satellitari, log dei droni, banche dati militari, liste di sospettati, reti di contatti, eventi storici, flussi in tempo quasi reale.

Immagina un ufficiale davanti a uno schermo: non guarda una semplice mappa, ma un ambiente in cui ogni punto illumina relazioni, movimenti, probabilità.
Un veicolo che attraversa sempre la stessa strada a orari insoliti?
Un numero di telefono ricorrente in conversazioni diverse?
Un’area in cui si accumulano piccoli segnali anomali?

Gotham serve a incollare tutto insieme, ad accorciare il tempo fra il “qualcosa non torna” e “prendiamo una decisione operativa”. Nel mezzo ci sono droni, fuoco d’artiglieria, squadre a terra, operazioni di arresto o di eliminazione mirata.

Progetti come TITAN – nodo tattico che usa AI per aggregare sensori multipli e velocizzare il passaggio dall’identificazione del bersaglio all’ingaggio – mostrano la direzione: l’algoritmo non resta sullo sfondo, entra nella catena di comando.

Foundry: il gemello digitale di fabbriche, banche e ospedali

Se Gotham parla il linguaggio dei generali, Foundry parla quello dei direttori di stabilimento, dei responsabili di filiera, dei CFO, dei manager ospedalieri.

L’idea è costruire un “gemello digitale” dell’organizzazione.
In questo modello, ogni elemento – una linea produttiva, un fornitore, un paziente, una tratta logistica, un portafoglio di asset – diventa un oggetto collegato ad altri attraverso un grafo di relazioni.

Che cosa ci fai con questo grafo?

  • Previsioni di domanda per capire quante unità produrre.

  • Manutenzione predittiva per sapere quando fermare un macchinario prima che si rompa nel momento peggiore.

  • Ottimizzazione di supply chain complesse, dove basta il blocco di un porto o una crisi geopolitica per mettere in ginocchio interi settori.

  • Analisi cliniche aggregate su popolazioni, percorsi di cura, rischio di complicanze.

Su questa struttura si appoggiano modelli di AI, motori di ottimizzazione, cruscotti per manager che non scriveranno mai una riga di codice ma devono decidere come spostare persone, mezzi, soldi, cure.

Apollo: il sistema nervoso DevOps

Se Gotham e Foundry sono il “cervello applicativo”, Apollo è il sistema nervoso che mantiene vivo tutto l’insieme.

Apollo gestisce il rilascio e l’aggiornamento continuo del software in ambienti ibridi:

  • Cloud pubblici

  • Infrastrutture on-premise a protezione elevata

  • Nodi edge dispiegati in teatri bellici o in basi isolate

È quel layer che consente a Palantir di dire a un cliente: “Possiamo distribuire queste funzioni anche dove la connettività è intermittente, dove le regole di sicurezza sono rigide, dove il software commerciale tradizionale fatica ad arrivare”.

AIP: l’AI che si attacca ai dati veri

Infine c’è AIP – Artificial Intelligence Platform, la parte che oggi crea più hype.

AIP connette LLM e altri modelli di AI ai dati reali dell’organizzazione. Non si tratta solo di chiedere a un chatbot di riassumere un report: qui parliamo di costruire agenti che:

  • leggono flussi di sensori industriali

  • verificano vincoli normativi

  • incrociano rischi geopolitici

  • generano piani di azione, simulazioni, suggerimenti operativi

Il tutto mantenendo un controllo stretto su:

  • permessi

  • audit

  • mascheramento dei dati sensibili

  • tracciabilità delle decisioni

In teoria, un direttore di stabilimento o un funzionario pubblico potrebbe dire a un agente basato su AIP: “Mostrami gli scenari in cui rischio di restare senza scorte fra due settimane se questo fornitore salta e se questo porto resta chiuso”, e l’agente costruirebbe scenari, simulazioni, piani alternativi sulla base del gemello digitale già modellato in Foundry.

La “macchina dei dati”: cosa fa Palantir sopra gli IT esistenti

Una delle promesse più seducenti di Palantir è questa: non serve buttare giù e rifare da capo l’intero IT aziendale.

Invece di riscrivere sistemi, Palantir si comporta come uno strato applicativo che si appoggia sopra:

  • database vecchi di decenni

  • formati proprietari degli anni ’80 o ’90

  • nuovi data lake

  • sistemi ERP, CRM, archivi sparsi

L’obiettivo è costruire un unico modello coerente, un’“ontologia” dei dati che descriva come entità e relazioni si incastrano: persone, eventi, risorse, luoghi, transazioni, anomalie.

Su questo modello si innestano i modelli di AI, che:

  • correlano eventi apparentemente slegati

  • assegnano punteggi di rischio

  • calcolano probabilità di certi scenari

  • suggeriscono azioni operative

Un analista, un investigatore, un dirigente pubblico o un manager industriale non vede righe di codice. Vede mappe, timeline, nodi collegati, grafici. E soprattutto vede opzioni: “Fai questo”, “Blocca quello”, “Manda qui le risorse”, “Segnala questo caso”.

Il confine tra supporto decisionale e automazione pura si assottiglia.
In alcuni contesti, soprattutto militari e logistici, l’algoritmo smette di essere un semplice “consigliere digitale” e inizia a partecipare, de facto, alla catena di comando. Magari non “premendo il grilletto”, ma preparando tutta la strada che porta a quel grilletto.

Dalla CIA a Wall Street: Palantir diventa un titolo culto

La storia di Palantir come azienda segue uno schema ricorrente nelle storie della Silicon Valley: partire dal settore pubblico più chiuso, conquistarlo, e poi “riciclare” la stessa architettura nel settore privato.

Prima arrivano gli usi in Iraq e Afghanistan, con Gotham schierato per contrastare ordigni improvvisati, mappare reti di insorti, unificare:

  • report delle pattuglie

  • immagini satellitari

  • segnali intercettati

  • banche dati di polizia

Poi, gradualmente, la stessa logica fa il salto nei board delle aziende.
E qui compaiono nomi come:

  • JPMorgan, per la lotta alle frodi e l’analisi di transazioni sospette

  • Airbus, per la gestione dei flussi produttivi e della manutenzione

  • banche come Credit Suisse, per l’analisi di attività di trading ad alto rischio

Nel 2020 Palantir arriva in Borsa, con una quotazione diretta al NYSE. L’azienda porta in dote un portafoglio di contratti governativi a lungo termine e si presenta al mercato come “l’application layer dell’AI occidentale”.

Con il boom di interesse verso tutto ciò che ha a che fare con AI, Palantir si trasforma rapidamente in un titolo quasi “di culto” tra gli investitori retail.
La narrativa è semplice: se credi che governi ed eserciti useranno sempre più algoritmi per prendere decisioni operative, allora Palantir è una delle scommesse più pure su questa traiettoria.

Il rovescio della medaglia?
Le valutazioni incorporate nel prezzo del titolo riflettono aspettative molto aggressive di crescita, soprattutto nel segmento commerciale, dove la sfida non è firmare qualche grande contratto, ma scalare su centinaia o migliaia di clienti con implementazioni meno “su misura” e più standardizzate.

L’asse Palantir–Nvidia: l’AI entra nel motore dell’economia reale

La vera accelerazione degli ultimi anni arriva dall’alleanza con Nvidia.
Da un lato c’è Palantir, con i suoi modelli ontologici, le sue piattaforme, i suoi gemelli digitali. Dall’altro c’è Nvidia, che fornisce:

  • GPU ad alte prestazioni

  • stack software come CUDA-X

  • modelli come Nemotron per l’AI generativa

L’idea è chiara: mettere insieme la capacità di descrivere il mondo operativo – fabbriche, porti, reti di distribuzione, sistemi sanitari – con l’hardware e il software necessari per macinare scenari, simulazioni, agenti intelligenti in tempo quasi reale.

Prendi una supply chain globale:

  • fabbriche in continenti diversi

  • container che attraversano oceani

  • porti soggetti a scioperi, crisi politiche, eventi climatici estremi

  • normative che cambiano da Paese a Paese

Su questo scenario, Palantir costruisce il modello: chi dipende da chi, quali snodi sono più vulnerabili, quali alternative esistono in caso di blocco.
Nvidia mette il “motore” per eseguire:

  • simulazioni massicce

  • ottimizzazioni multi-vincolo

  • agenti di AI che ricalcolano rotte, scorte, prezzi, turni di lavoro

Risultato: un sogno per chi deve tenere in piedi un impero logistico.
E un piccolo incubo per chi si chiede quanta parte delle scelte economiche globali verrà delegata a sistemi che pochi possono veramente comprendere e contestare.

Non stupisce che questa alleanza abbia contribuito a spingere verso l’alto il titolo Palantir: molti analisti la vedono come una scommessa sulla diffusione dell’AI in contesti governativi e industriali, più che nel mondo consumer fatto di app e social.

La questione aperta rimane la stessa: Palantir può davvero trasformare decine di progetti pilota in una presenza stabile su larga scala, o rischia di restare un fornitore d’élite per pochi clienti super strategici?

Dal campo di battaglia ai reparti ospedalieri: il “controsenso” Palantir

Uno degli aspetti più spiazzanti di Palantir è il suo raggio d’azione.
Nella stessa frase puoi trovare:

  • guerra in Ucraina

  • gestione dei vaccini

  • analisi delle liste d’attesa nel NHS England

  • manutenzione predittiva per aziende energetiche

Durante la pandemia, Palantir esce dai circuiti strettamente militari e si infila nella gestione delle emergenze sanitarie. Negli Stati Uniti, i suoi sistemi vengono impiegati per tracciare:

  • contagi

  • disponibilità di letti

  • logistica dei vaccini

In Regno Unito, la società ottiene il maxi-contratto per la Federated Data Platform del NHS England, una piattaforma che deve unificare dati clinici e gestionali per gestire liste d’attesa, allocare risorse, pianificare interventi.

In Europa, nonostante il muro complesso del GDPR, diversi ministeri, agenzie e forze di polizia sperimentano Gotham e Foundry per:

  • analisi investigative

  • antiterrorismo

  • gestione di grandi basi dati governative

Sul fronte aziendale, nomi come BP, United Airlines, catene retail e grandi gruppi alimentari usano Foundry per:

  • orchestrare supply chain frammentate

  • ridurre sprechi

  • prevenire guasti

  • seguire obiettivi di efficienza che possono spostare milioni di euro con pochi clic

Il paradosso è chiaro:
lo stesso tipo di architettura che aiuta a geolocalizzare un sospetto in un contesto di controinsurrezione può essere usato per capire come ridurre le liste d’attesa per una visita specialistica o ottimizzare la distribuzione di medicinali.

Immigrazione, previsione del crimine, sorveglianza: le zone buie

Accanto alle storie patinate su “AI al servizio dell’efficienza”, c’è un lato molto più controverso.

Negli Stati Uniti, Palantir finisce spesso al centro del dibattito per l’uso delle sue piattaforme da parte di ICE, l’agenzia per l’immigrazione.
I programmi costruiti su Gotham integrano:

  • dati su visti

  • informazioni sui viaggi

  • dati sociali e biometrici

  • archivi di vario tipo

Tutto questo viene usato per pianificare raid e deportazioni di migranti irregolari.
Per i difensori dei diritti, l’idea che la vita di una persona possa essere segnata dalla combinazione di decine di database, spesso inaccessibili e difficili da contestare, è quanto meno inquietante.

In Regno Unito, la decisione di far convergere i dati sanitari del NHS in una piattaforma fornita da un’azienda con radici militari e stretti rapporti con la difesa statunitense ha acceso forti polemiche.
Organizzazioni e ONG temono:

  • usi secondari dei dati

  • accessi impropri da parte di soggetti terzi

  • un eccesso di potere informativo concentrato in un attore privato estero

Sul fronte bellico, think tank e gruppi per i diritti umani criticano l’uso di Gotham e AIP in teatri come Ucraina e Gaza, dove queste tecnologie vengono associate a capacità di targeting sempre più raffinate.
In contesti già segnati da accuse di violazioni del diritto internazionale, l’idea che algoritmi avanzati contribuiscano a individuare obiettivi rende ancora più delicato il tema della responsabilità.

Chi ha impostato i criteri di rischio?
Chi ha definito le soglie oltre le quali un contatto, una telefonata, un movimento, diventano “sospetti”?
Chi può verificare se un sistema ha segnalato falsi positivi, con conseguenze irreversibili?

Thiel, Karp e il nuovo complesso tecno-militare

Per capire Palantir, non basta guardare al codice o alle interfacce. Serve osservare anche le idee dei suoi protagonisti.

Peter Thiel è un investitore che ha finanziato e sostenuto aziende che puntano a riscrivere, pezzo per pezzo, funzioni tradizionalmente pubbliche:

  • difesa

  • sanità

  • infrastrutture digitali

Le sue posizioni politiche sono spesso radicali, poco inclini alla fiducia nella mediazione democratica classica.

Alex Karp, dall’altra parte, ha una formazione filosofica e si presenta in pubblico come difensore convinto dell’Occidente liberale. Eppure non ha esitato a descrivere i prodotti di Palantir come vere e proprie “armi”, paragonando l’impatto della loro AI sull’equilibrio militare a quello della bomba atomica sulle guerre del XX secolo.

Nel tempo, i legami tra Palantir e la politica statunitense si sono intensificati.
Figure vicine all’azienda hanno assunto ruoli in:

  • amministrazioni

  • think tank

  • fondi di investimento

Alleati politici del mondo Thiel, come l’attuale vicepresidente JD Vance, sono passati per fondi sponsorizzati dallo stesso Thiel.
Risultato: cresce l’idea di Palantir come una sorta di “sistema operativo dei dati” dell’apparato statale USA, con confini poco chiari tra interesse pubblico, interesse commerciale e agenda politica.

La sicurezza “preemptive” e il rischio della scatola nera

Nel dibattito sulla governance dei dati torna spesso un concetto: sicurezza preemptive.
L’idea è di agire prima che qualcosa accada, usando:

  • pattern

  • indicatori di anomalia

  • correlazioni estratte da basi dati gigantesche

In teoria è affascinante: anticipare una minaccia, un guasto, una crisi.
Nella pratica, però, una serie di domande scomode emergono:

  • chi decide quali segnali sono davvero indicatori di pericolo?

  • con quali dati si addestra il modello?

  • chi può controllare gli errori, specialmente quelli invisibili a chi subisce le decisioni?

Se un cittadino viene classificato come “ad alto rischio” da un sistema basato su piattaforme come quelle di Palantir, spesso non ha alcun modo di vedere:

  • come è stato costruito quel punteggio

  • quali dati hanno contribuito

  • quali errori possono essersi infilati lungo la catena

Per governi e istituzioni il pericolo è diventare semplici utilizzatori di una scatola nera costruita altrove, magari a Denver, sede principale di Palantir.
A quel punto, il potere reale non sta più soltanto nel Parlamento o nei ministeri, ma anche nelle mani di chi progetta, aggiorna e controlla il codice che indirizza le scelte operative di interi apparati.

Palantir in Europa e in Italia: sovranità dei dati o dipendenza?

In Europa, il nome Palantir compare a singhiozzo nel dibattito su:

  • difesa

  • intelligence

  • gestione dei dati sanitari

  • sistemi fiscali e amministrativi

Lo schema è spesso lo stesso: entusiasmo per l’efficienza promessa, allarme per il potenziale invasivo.

I contratti con la NATO, i progetti pilota con governi europei, le ambizioni nel mondo industriale alimentano una tensione di fondo: da un lato l’Unione proclama autonomia strategica e sovranità digitale, dall’altro fatica a creare alternative credibili su scala simile.

Per l’Italia, il coinvolgimento diretto a livello governativo sembra, almeno per ora, limitato e poco trasparente. Ma alcuni grandi gruppi industriali hanno iniziato a sperimentare Foundry per:

  • trasformazione digitale

  • gestione di supply chain complesse

  • orchestrazione di reti produttive internazionali

Come paese NATO e alleato chiave degli Stati Uniti nel Mediterraneo, è realistico aspettarsi che nei prossimi anni si aprano tavoli su possibili usi di:

  • Gotham per difesa, intelligence e cyber-sicurezza

  • AIP per l’uso di AI in apparati pubblici e infrastrutture critiche

Qui la questione non è solo “dire sì o no a Palantir”, ma capire a quali condizioni:

  • con quali regole di trasparenza

  • quali contrappesi parlamentari e giudiziari

  • quali requisiti di audit dell’algoritmo

  • quali alternative europee vengano sviluppate in parallelo

La tentazione di governi e aziende: ridurre il mondo a un cruscotto

Se ti metti nei panni di un governo o di una grande azienda, la tentazione è evidente.

Una piattaforma come quelle di Palantir promette:

  • di ridurre tempi di indagine da settimane a ore

  • di tagliare sprechi nella logistica

  • di anticipare guasti e problemi nella produzione

  • di reagire più velocemente a crisi sanitarie, energetiche, geopolitiche

In un mondo di:

  • guerre ibride

  • catene di fornitura fragili

  • emergenze sanitarie ricorrenti

  • opinione pubblica che pretende “risposte immediate”

presentarsi con una soluzione che trasforma caos in dashboard sembra quasi una necessità.

Palantir non vende solo software: vende storie.
Racconta casi d’uso, organizza bootcamp rapidi in cui mostra come in pochi giorni si possa passare da dati sparsi a un ambiente operativo integrato. Parla una lingua che i generali, i CEO, i dirigenti pubblici capiscono: rischio, efficienza, velocità, controllo.

Il mondo open source, i progetti pubblici, le alternative europee spesso non hanno la stessa forza narrativa, né la stessa capacità di presentarsi come “pacchetto chiavi in mano” per chi deve decidere rapidamente.

Il prezzo nascosto: governance opaca e democrazie spostate di asse

Arriviamo al punto forse più delicato.

Il costo potenziale di affidarsi a piattaforme come quelle di Palantir non si misura solo in licenze software o spese di consulenza. Si misura nello spostamento del baricentro delle decisioni collettive verso sistemi che:

  • pochi sanno davvero come funzionano

  • sono difficili da auditare

  • spesso restano coperti da segreto industriale, militare, o entrambe le cose

Le democrazie si basano – almeno in teoria – sulla possibilità di controllare chi decide:

  • sapere chi ha preso una decisione

  • quali informazioni aveva

  • quali alternative ha escluso

  • quali responsabilità si assume

Quando una parte crescente di questo processo passa attraverso grafi, punteggi di rischio, agenti AI addestrati su dati inaccessibili, la promessa di accountability scricchiola.

Per paesi come l’Italia, la vera domanda non è soltanto:
“Useremo o no Palantir?”

Ma piuttosto:

  • quali vincoli normativi imporremo a chi fornisce questi strumenti?

  • quali obblighi di trasparenza chiederemo su algoritmi, modelli e criteri di rischio?

  • quali alternative tecnologiche cercheremo di costruire o sostenere, magari in ambito europeo?

  • quanta capacità politica e istituzionale avremo di dire “no” quando una soluzione appare comoda ma riduce ulteriormente il margine di controllo pubblico?

Perché una volta che un certo modo di usare i dati si consolida come standard di fatto, tornare indietro diventa quasi impossibile.
Proprio come nei libri di Tolkien, quando ti abitui a guardare attraverso il Palantír, rischi di non riuscire più a distinguere se stai osservando il mondo o se è qualcun altro, dall’altra parte della pietra, a guidare il tuo sguardo.

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D'Orazi Dario
D'Orazi Dario

CEO di TecnoAndroid.it sono stato sempre appassionato di tecnologia. Appassionato di smartphone, tablet, PC e Droni sono sempre alla ricerca del device perfetto... Chissà se lo troverò mai... :)

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