Hai presente quelle aziende di cui quasi nessuno parla al bar, ma che ogni volta che gratti la superficie di una crisi – guerra, pandemia, emergenza migratoria, turbolenze sui mercati – spuntano fuori come un’ombra sullo sfondo?
Ecco, Palantir è esattamente questo tipo di creatura.
Sembra solo un nome da nerd, un richiamo a Tolkien e ai suoi mondi. In realtà è molto più simile a un’infrastruttura di potere: non vende telefoni, non vende social, non vende gadget. Vende qualcosa di meno vistoso e molto più delicato: modi per usare i dati – tantissimi dati – per decidere chi controllare, dove mandare un drone, come muovere una flotta di camion o come ridisegnare un sistema sanitario.
Già il nome è tutto un programma. I Palantíri nei libri di Tolkien sono le pietre veggenti, quei cristalli scuri che permettono di guardare a distanza, spiare regni lontani, comunicare senza essere fisicamente presenti.
Chi possiede la pietra vede, chi non ce l’ha subisce. E spesso nemmeno si accorge di essere osservato.
Nel mondo di “Il Signore degli Anelli”, Sauron usa il Palantír per controllare i suoi emissari, manipolare le percezioni, creare paura e dipendenza. Uno strumento di “visione totale” che non guarda solo, ma orienta le decisioni di chi lo usa.
Ora prova a spostare quell’immagine dalle terre di Mordor a un data center negli Stati Uniti, pieno di server che macinano dati di governi, eserciti, banche e ospedali. Il salto non è così lungo come sembra, vero?
Da Tolkien alla Silicon Valley: la nascita di Palantir
Torniamo nel mondo reale.
Palantir Technologies nasce nel 2003 in California, nel clima tossico e ossessivo della “guerra al terrore” successiva all’11 settembre. L’idea di fondo è brutale nella sua semplicità: usare tecniche simili a quelle sviluppate con PayPal per scovare le frodi, ma applicate alla caccia ai terroristi.
Tra i fondatori trovi Peter Thiel, miliardario, cofondatore di PayPal, figura spigolosa e politicamente molto schierata verso la nuova destra americana; e Alex Karp, oggi CEO, ex studente di filosofia, capace di muoversi con disinvoltura tra sale riunioni del Pentagono, boardroom di multinazionali e talk pubblici sulla democrazia occidentale.
La spinta iniziale arriva dal settore pubblico più opaco che esista: intelligence e difesa. Il braccio di venture capital della CIA, In-Q-Tel, investe presto in Palantir, ne testa il software e lo adotta per analisi di antiterrorismo.
Da lì in poi la traiettoria è chiara: entrare nel cuore dell’apparato securitario occidentale e diventare la colla software che tiene insieme flussi informativi sparsi in decine di banche dati incompatibili tra loro.
Con gli anni, Palantir smette di essere “solo” un fornitore di strumenti per trovare terroristi e inizia a presentarsi come piattaforma generica di data fusion: un modo ordinato (e molto redditizio) per trasformare montagne di dati grezzi in mappe, grafici, allarmi, scenari e, soprattutto, decisioni.
Cosa vende davvero Palantir: Gotham, Foundry, Apollo, AIP
Dietro tutte le narrazioni epiche di “difesa dell’Occidente” e “AI operativa”, Palantir vende una cosa molto precisa: piattaforme software.
I quattro nomi chiave da ricordare sono:
Gotham
Foundry
Apollo
AIP – Artificial Intelligence Platform
Ognuno ha un ruolo distinto, ma tutti si intrecciano.
Gotham: l’interfaccia da campo di battaglia
Pensa a Gotham come al “Palantír da guerra”.
È lo strumento usato in contesti come Iraq, Afghanistan, Medio Oriente, Ucraina: qui confluiscono intelligence sul campo, immagini satellitari, log dei droni, banche dati militari, liste di sospettati, reti di contatti, eventi storici, flussi in tempo quasi reale.
Immagina un ufficiale davanti a uno schermo: non guarda una semplice mappa, ma un ambiente in cui ogni punto illumina relazioni, movimenti, probabilità.
Un veicolo che attraversa sempre la stessa strada a orari insoliti?
Un numero di telefono ricorrente in conversazioni diverse?
Un’area in cui si accumulano piccoli segnali anomali?
Gotham serve a incollare tutto insieme, ad accorciare il tempo fra il “qualcosa non torna” e “prendiamo una decisione operativa”. Nel mezzo ci sono droni, fuoco d’artiglieria, squadre a terra, operazioni di arresto o di eliminazione mirata.
Progetti come TITAN – nodo tattico che usa AI per aggregare sensori multipli e velocizzare il passaggio dall’identificazione del bersaglio all’ingaggio – mostrano la direzione: l’algoritmo non resta sullo sfondo, entra nella catena di comando.
Foundry: il gemello digitale di fabbriche, banche e ospedali
Se Gotham parla il linguaggio dei generali, Foundry parla quello dei direttori di stabilimento, dei responsabili di filiera, dei CFO, dei manager ospedalieri.
L’idea è costruire un “gemello digitale” dell’organizzazione.
In questo modello, ogni elemento – una linea produttiva, un fornitore, un paziente, una tratta logistica, un portafoglio di asset – diventa un oggetto collegato ad altri attraverso un grafo di relazioni.
Che cosa ci fai con questo grafo?
Previsioni di domanda per capire quante unità produrre.
Manutenzione predittiva per sapere quando fermare un macchinario prima che si rompa nel momento peggiore.
Ottimizzazione di supply chain complesse, dove basta il blocco di un porto o una crisi geopolitica per mettere in ginocchio interi settori.
Analisi cliniche aggregate su popolazioni, percorsi di cura, rischio di complicanze.
Su questa struttura si appoggiano modelli di AI, motori di ottimizzazione, cruscotti per manager che non scriveranno mai una riga di codice ma devono decidere come spostare persone, mezzi, soldi, cure.
Apollo: il sistema nervoso DevOps
Se Gotham e Foundry sono il “cervello applicativo”, Apollo è il sistema nervoso che mantiene vivo tutto l’insieme.
Apollo gestisce il rilascio e l’aggiornamento continuo del software in ambienti ibridi:
Cloud pubblici
Infrastrutture on-premise a protezione elevata
Nodi edge dispiegati in teatri bellici o in basi isolate
È quel layer che consente a Palantir di dire a un cliente: “Possiamo distribuire queste funzioni anche dove la connettività è intermittente, dove le regole di sicurezza sono rigide, dove il software commerciale tradizionale fatica ad arrivare”.
AIP: l’AI che si attacca ai dati veri
Infine c’è AIP – Artificial Intelligence Platform, la parte che oggi crea più hype.
AIP connette LLM e altri modelli di AI ai dati reali dell’organizzazione. Non si tratta solo di chiedere a un chatbot di riassumere un report: qui parliamo di costruire agenti che:
leggono flussi di sensori industriali
verificano vincoli normativi
incrociano rischi geopolitici
generano piani di azione, simulazioni, suggerimenti operativi
Il tutto mantenendo un controllo stretto su:
permessi
audit
mascheramento dei dati sensibili
tracciabilità delle decisioni
In teoria, un direttore di stabilimento o un funzionario pubblico potrebbe dire a un agente basato su AIP: “Mostrami gli scenari in cui rischio di restare senza scorte fra due settimane se questo fornitore salta e se questo porto resta chiuso”, e l’agente costruirebbe scenari, simulazioni, piani alternativi sulla base del gemello digitale già modellato in Foundry.
La “macchina dei dati”: cosa fa Palantir sopra gli IT esistenti
Una delle promesse più seducenti di Palantir è questa: non serve buttare giù e rifare da capo l’intero IT aziendale.
Invece di riscrivere sistemi, Palantir si comporta come uno strato applicativo che si appoggia sopra:
database vecchi di decenni
formati proprietari degli anni ’80 o ’90
nuovi data lake
sistemi ERP, CRM, archivi sparsi
L’obiettivo è costruire un unico modello coerente, un’“ontologia” dei dati che descriva come entità e relazioni si incastrano: persone, eventi, risorse, luoghi, transazioni, anomalie.
Su questo modello si innestano i modelli di AI, che:
correlano eventi apparentemente slegati
assegnano punteggi di rischio
calcolano probabilità di certi scenari
suggeriscono azioni operative
Un analista, un investigatore, un dirigente pubblico o un manager industriale non vede righe di codice. Vede mappe, timeline, nodi collegati, grafici. E soprattutto vede opzioni: “Fai questo”, “Blocca quello”, “Manda qui le risorse”, “Segnala questo caso”.
Il confine tra supporto decisionale e automazione pura si assottiglia.
In alcuni contesti, soprattutto militari e logistici, l’algoritmo smette di essere un semplice “consigliere digitale” e inizia a partecipare, de facto, alla catena di comando. Magari non “premendo il grilletto”, ma preparando tutta la strada che porta a quel grilletto.
Dalla CIA a Wall Street: Palantir diventa un titolo culto
La storia di Palantir come azienda segue uno schema ricorrente nelle storie della Silicon Valley: partire dal settore pubblico più chiuso, conquistarlo, e poi “riciclare” la stessa architettura nel settore privato.
Prima arrivano gli usi in Iraq e Afghanistan, con Gotham schierato per contrastare ordigni improvvisati, mappare reti di insorti, unificare:
report delle pattuglie
immagini satellitari
segnali intercettati
banche dati di polizia
Poi, gradualmente, la stessa logica fa il salto nei board delle aziende.
E qui compaiono nomi come:
JPMorgan, per la lotta alle frodi e l’analisi di transazioni sospette
Airbus, per la gestione dei flussi produttivi e della manutenzione
banche come Credit Suisse, per l’analisi di attività di trading ad alto rischio
Nel 2020 Palantir arriva in Borsa, con una quotazione diretta al NYSE. L’azienda porta in dote un portafoglio di contratti governativi a lungo termine e si presenta al mercato come “l’application layer dell’AI occidentale”.
Con il boom di interesse verso tutto ciò che ha a che fare con AI, Palantir si trasforma rapidamente in un titolo quasi “di culto” tra gli investitori retail.
La narrativa è semplice: se credi che governi ed eserciti useranno sempre più algoritmi per prendere decisioni operative, allora Palantir è una delle scommesse più pure su questa traiettoria.
Il rovescio della medaglia?
Le valutazioni incorporate nel prezzo del titolo riflettono aspettative molto aggressive di crescita, soprattutto nel segmento commerciale, dove la sfida non è firmare qualche grande contratto, ma scalare su centinaia o migliaia di clienti con implementazioni meno “su misura” e più standardizzate.
L’asse Palantir–Nvidia: l’AI entra nel motore dell’economia reale
La vera accelerazione degli ultimi anni arriva dall’alleanza con Nvidia.
Da un lato c’è Palantir, con i suoi modelli ontologici, le sue piattaforme, i suoi gemelli digitali. Dall’altro c’è Nvidia, che fornisce:
GPU ad alte prestazioni
stack software come CUDA-X
modelli come Nemotron per l’AI generativa
L’idea è chiara: mettere insieme la capacità di descrivere il mondo operativo – fabbriche, porti, reti di distribuzione, sistemi sanitari – con l’hardware e il software necessari per macinare scenari, simulazioni, agenti intelligenti in tempo quasi reale.
Prendi una supply chain globale:
fabbriche in continenti diversi
container che attraversano oceani
porti soggetti a scioperi, crisi politiche, eventi climatici estremi
normative che cambiano da Paese a Paese
Su questo scenario, Palantir costruisce il modello: chi dipende da chi, quali snodi sono più vulnerabili, quali alternative esistono in caso di blocco.
Nvidia mette il “motore” per eseguire:
simulazioni massicce
ottimizzazioni multi-vincolo
agenti di AI che ricalcolano rotte, scorte, prezzi, turni di lavoro
Risultato: un sogno per chi deve tenere in piedi un impero logistico.
E un piccolo incubo per chi si chiede quanta parte delle scelte economiche globali verrà delegata a sistemi che pochi possono veramente comprendere e contestare.
Non stupisce che questa alleanza abbia contribuito a spingere verso l’alto il titolo Palantir: molti analisti la vedono come una scommessa sulla diffusione dell’AI in contesti governativi e industriali, più che nel mondo consumer fatto di app e social.
La questione aperta rimane la stessa: Palantir può davvero trasformare decine di progetti pilota in una presenza stabile su larga scala, o rischia di restare un fornitore d’élite per pochi clienti super strategici?
Dal campo di battaglia ai reparti ospedalieri: il “controsenso” Palantir
Uno degli aspetti più spiazzanti di Palantir è il suo raggio d’azione.
Nella stessa frase puoi trovare:
guerra in Ucraina
gestione dei vaccini
analisi delle liste d’attesa nel NHS England
manutenzione predittiva per aziende energetiche
Durante la pandemia, Palantir esce dai circuiti strettamente militari e si infila nella gestione delle emergenze sanitarie. Negli Stati Uniti, i suoi sistemi vengono impiegati per tracciare:
contagi
disponibilità di letti
logistica dei vaccini
In Regno Unito, la società ottiene il maxi-contratto per la Federated Data Platform del NHS England, una piattaforma che deve unificare dati clinici e gestionali per gestire liste d’attesa, allocare risorse, pianificare interventi.
In Europa, nonostante il muro complesso del GDPR, diversi ministeri, agenzie e forze di polizia sperimentano Gotham e Foundry per:
analisi investigative
antiterrorismo
gestione di grandi basi dati governative
Sul fronte aziendale, nomi come BP, United Airlines, catene retail e grandi gruppi alimentari usano Foundry per:
orchestrare supply chain frammentate
ridurre sprechi
prevenire guasti
seguire obiettivi di efficienza che possono spostare milioni di euro con pochi clic
Il paradosso è chiaro:
lo stesso tipo di architettura che aiuta a geolocalizzare un sospetto in un contesto di controinsurrezione può essere usato per capire come ridurre le liste d’attesa per una visita specialistica o ottimizzare la distribuzione di medicinali.
Immigrazione, previsione del crimine, sorveglianza: le zone buie
Accanto alle storie patinate su “AI al servizio dell’efficienza”, c’è un lato molto più controverso.
Negli Stati Uniti, Palantir finisce spesso al centro del dibattito per l’uso delle sue piattaforme da parte di ICE, l’agenzia per l’immigrazione.
I programmi costruiti su Gotham integrano:
dati su visti
informazioni sui viaggi
dati sociali e biometrici
archivi di vario tipo
Tutto questo viene usato per pianificare raid e deportazioni di migranti irregolari.
Per i difensori dei diritti, l’idea che la vita di una persona possa essere segnata dalla combinazione di decine di database, spesso inaccessibili e difficili da contestare, è quanto meno inquietante.
In Regno Unito, la decisione di far convergere i dati sanitari del NHS in una piattaforma fornita da un’azienda con radici militari e stretti rapporti con la difesa statunitense ha acceso forti polemiche.
Organizzazioni e ONG temono:
usi secondari dei dati
accessi impropri da parte di soggetti terzi
un eccesso di potere informativo concentrato in un attore privato estero
Sul fronte bellico, think tank e gruppi per i diritti umani criticano l’uso di Gotham e AIP in teatri come Ucraina e Gaza, dove queste tecnologie vengono associate a capacità di targeting sempre più raffinate.
In contesti già segnati da accuse di violazioni del diritto internazionale, l’idea che algoritmi avanzati contribuiscano a individuare obiettivi rende ancora più delicato il tema della responsabilità.
Chi ha impostato i criteri di rischio?
Chi ha definito le soglie oltre le quali un contatto, una telefonata, un movimento, diventano “sospetti”?
Chi può verificare se un sistema ha segnalato falsi positivi, con conseguenze irreversibili?
Thiel, Karp e il nuovo complesso tecno-militare
Per capire Palantir, non basta guardare al codice o alle interfacce. Serve osservare anche le idee dei suoi protagonisti.
Peter Thiel è un investitore che ha finanziato e sostenuto aziende che puntano a riscrivere, pezzo per pezzo, funzioni tradizionalmente pubbliche:
difesa
sanità
infrastrutture digitali
Le sue posizioni politiche sono spesso radicali, poco inclini alla fiducia nella mediazione democratica classica.
Alex Karp, dall’altra parte, ha una formazione filosofica e si presenta in pubblico come difensore convinto dell’Occidente liberale. Eppure non ha esitato a descrivere i prodotti di Palantir come vere e proprie “armi”, paragonando l’impatto della loro AI sull’equilibrio militare a quello della bomba atomica sulle guerre del XX secolo.
Nel tempo, i legami tra Palantir e la politica statunitense si sono intensificati.
Figure vicine all’azienda hanno assunto ruoli in:
amministrazioni
think tank
fondi di investimento
Alleati politici del mondo Thiel, come l’attuale vicepresidente JD Vance, sono passati per fondi sponsorizzati dallo stesso Thiel.
Risultato: cresce l’idea di Palantir come una sorta di “sistema operativo dei dati” dell’apparato statale USA, con confini poco chiari tra interesse pubblico, interesse commerciale e agenda politica.
La sicurezza “preemptive” e il rischio della scatola nera
Nel dibattito sulla governance dei dati torna spesso un concetto: sicurezza preemptive.
L’idea è di agire prima che qualcosa accada, usando:
pattern
indicatori di anomalia
correlazioni estratte da basi dati gigantesche
In teoria è affascinante: anticipare una minaccia, un guasto, una crisi.
Nella pratica, però, una serie di domande scomode emergono:
chi decide quali segnali sono davvero indicatori di pericolo?
con quali dati si addestra il modello?
chi può controllare gli errori, specialmente quelli invisibili a chi subisce le decisioni?
Se un cittadino viene classificato come “ad alto rischio” da un sistema basato su piattaforme come quelle di Palantir, spesso non ha alcun modo di vedere:
come è stato costruito quel punteggio
quali dati hanno contribuito
quali errori possono essersi infilati lungo la catena
Per governi e istituzioni il pericolo è diventare semplici utilizzatori di una scatola nera costruita altrove, magari a Denver, sede principale di Palantir.
A quel punto, il potere reale non sta più soltanto nel Parlamento o nei ministeri, ma anche nelle mani di chi progetta, aggiorna e controlla il codice che indirizza le scelte operative di interi apparati.
Palantir in Europa e in Italia: sovranità dei dati o dipendenza?
In Europa, il nome Palantir compare a singhiozzo nel dibattito su:
difesa
intelligence
gestione dei dati sanitari
sistemi fiscali e amministrativi
Lo schema è spesso lo stesso: entusiasmo per l’efficienza promessa, allarme per il potenziale invasivo.
I contratti con la NATO, i progetti pilota con governi europei, le ambizioni nel mondo industriale alimentano una tensione di fondo: da un lato l’Unione proclama autonomia strategica e sovranità digitale, dall’altro fatica a creare alternative credibili su scala simile.
Per l’Italia, il coinvolgimento diretto a livello governativo sembra, almeno per ora, limitato e poco trasparente. Ma alcuni grandi gruppi industriali hanno iniziato a sperimentare Foundry per:
trasformazione digitale
gestione di supply chain complesse
orchestrazione di reti produttive internazionali
Come paese NATO e alleato chiave degli Stati Uniti nel Mediterraneo, è realistico aspettarsi che nei prossimi anni si aprano tavoli su possibili usi di:
Gotham per difesa, intelligence e cyber-sicurezza
AIP per l’uso di AI in apparati pubblici e infrastrutture critiche
Qui la questione non è solo “dire sì o no a Palantir”, ma capire a quali condizioni:
con quali regole di trasparenza
quali contrappesi parlamentari e giudiziari
quali requisiti di audit dell’algoritmo
quali alternative europee vengano sviluppate in parallelo
La tentazione di governi e aziende: ridurre il mondo a un cruscotto
Se ti metti nei panni di un governo o di una grande azienda, la tentazione è evidente.
Una piattaforma come quelle di Palantir promette:
di ridurre tempi di indagine da settimane a ore
di tagliare sprechi nella logistica
di anticipare guasti e problemi nella produzione
di reagire più velocemente a crisi sanitarie, energetiche, geopolitiche
In un mondo di:
guerre ibride
catene di fornitura fragili
emergenze sanitarie ricorrenti
opinione pubblica che pretende “risposte immediate”
presentarsi con una soluzione che trasforma caos in dashboard sembra quasi una necessità.
Palantir non vende solo software: vende storie.
Racconta casi d’uso, organizza bootcamp rapidi in cui mostra come in pochi giorni si possa passare da dati sparsi a un ambiente operativo integrato. Parla una lingua che i generali, i CEO, i dirigenti pubblici capiscono: rischio, efficienza, velocità, controllo.
Il mondo open source, i progetti pubblici, le alternative europee spesso non hanno la stessa forza narrativa, né la stessa capacità di presentarsi come “pacchetto chiavi in mano” per chi deve decidere rapidamente.
Il prezzo nascosto: governance opaca e democrazie spostate di asse
Arriviamo al punto forse più delicato.
Il costo potenziale di affidarsi a piattaforme come quelle di Palantir non si misura solo in licenze software o spese di consulenza. Si misura nello spostamento del baricentro delle decisioni collettive verso sistemi che:
pochi sanno davvero come funzionano
sono difficili da auditare
spesso restano coperti da segreto industriale, militare, o entrambe le cose
Le democrazie si basano – almeno in teoria – sulla possibilità di controllare chi decide:
sapere chi ha preso una decisione
quali informazioni aveva
quali alternative ha escluso
quali responsabilità si assume
Quando una parte crescente di questo processo passa attraverso grafi, punteggi di rischio, agenti AI addestrati su dati inaccessibili, la promessa di accountability scricchiola.
Per paesi come l’Italia, la vera domanda non è soltanto:
“Useremo o no Palantir?”
Ma piuttosto:
quali vincoli normativi imporremo a chi fornisce questi strumenti?
quali obblighi di trasparenza chiederemo su algoritmi, modelli e criteri di rischio?
quali alternative tecnologiche cercheremo di costruire o sostenere, magari in ambito europeo?
quanta capacità politica e istituzionale avremo di dire “no” quando una soluzione appare comoda ma riduce ulteriormente il margine di controllo pubblico?
Perché una volta che un certo modo di usare i dati si consolida come standard di fatto, tornare indietro diventa quasi impossibile.
Proprio come nei libri di Tolkien, quando ti abitui a guardare attraverso il Palantír, rischi di non riuscire più a distinguere se stai osservando il mondo o se è qualcun altro, dall’altra parte della pietra, a guidare il tuo sguardo.
