Home NewsDispositivi personali: l’ago della bilancia tra lavoro e sicurezza

Dispositivi personali: l’ago della bilancia tra lavoro e sicurezza

Utilizzare i propri dispositivi personali al lavoro è diventata una pratica molto diffusa ma dietro la quale si celano rischi per la sicurezza davvero importanti

by Eduardo Bleve
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Una pratica che negli ultimi anni ha goduto di una diffusione davvero impressionante, è quella dell’utilizzo dei dispositivi personali al lavoro, nello specifico tantissime aziende permettono ai propri dipendenti di utilizzare il proprio computer o il proprio smartphone per svolgere o utilizzare piattaforme lavorative professionali di proprietà della società, ciò ovviamente consente agli utenti di avere un miglior margine di gestione delle piattaforme dal momento che funzionano direttamente su un dispositivo che possono utilizzare anche a casa e ovviamente ciò permette alle società allo stesso tempo di risparmiare in modo importante sulla strumentazione da garantire ai propri dipendenti.

Questa pratica ha goduto di un’espansione davvero impressionante dal momento che il mercato globale della mobilità aziendale, già valutato 129,2 miliardi di dollari nel 2024, crescerà fino a 331,6 miliardi entro il 2030, segnale che non si tratta di un semplice trend passeggero ma di una vera e propria pratica aziendale strutturata e consolidata.

Trattandosi però di dispositivi informatici e digitali, ovviamente anche questi ultimi sono soggetti a rischi informatici decisamente evidenti, non a caso su questa tema tematica si è espresso un esperto di sicurezza che lavora presso ESET, parliamo di Fabio Buccigrossi, Country Manager della società.

 

Rischi impliciti nella pratica

L’esperto in questione ha sottolineato come i dispositivi di proprietà dell’utente espongano le aziende ai rischi ad essi direttamente connessi in modo implicito, nello specifico sottolinea che questi dispositivi possono essere poco sicuri dal momento che l’utente può esporli a situazioni compromettenti ad esempio connettendo il device ad una rete pubblica, installando applicazioni provenienti da terze parti non verificate o semplicemente facendo l’utilizzare ad un utente esterno che potrebbe essere malintenzionato o a sua volta fare un uso poco sicuro del dispositivo.

Di conseguenza questi dispositivi sono esposti poiché non godono di tutti gli strumenti di protezione che normalmente sono presenti sui device aziendali, ecco perché l’uomo ha suggerito di inserire una normativa altamente regolamentata che consenta di ottenere dispositivi che seppur di proprietà dell’utente, protetti da norme e tecnologie sicure e adeguate, l’uomo ha parlato infatti ad esempio dell’utilizzo di protocolli vpn assolutamente ben configurati, piattaforme software che consentono la gestione e la cancellazione remota dei dati presenti all’interno del dispositivo e ovviamente un addestramento e istruzione del personale adeguata in termini di sicurezza.

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