Il 2026 potrebbe essere l’anno in cui l’identità digitale europea smetterà di essere solo un progetto ambizioso e diventerà finalmente qualcosa di concreto, tangibile, parte della nostra quotidianità. È questa, in sostanza, la prospettiva tracciata da Giorgia Dragoni, direttrice dell’Osservatorio Digital Identity del Politecnico di Milano, che vede nel 2025 l’anno della “messa a punto” e nel 2026 quello del debutto vero e proprio degli EUDI Wallet, i portafogli digitali che ci permetteranno di conservare e usare online (e non solo) i nostri documenti ufficiali.
EUDI Wallet: un portafoglio digitale per tutta l’Europa
L’Europa, in realtà, è già al lavoro da tempo. Sono 22 i progetti censiti finora, undici dei quali operativi, ma nessuno ancora pienamente conforme al regolamento eIDAS2, il quadro normativo che regolerà tutto il sistema di identità digitale comune. L’obiettivo è creare una piattaforma unica e interoperabile, dove un cittadino francese, tedesco o italiano possa autenticarsi e accedere a servizi pubblici o privati in qualsiasi paese dell’Unione con un solo click. Un’idea che, fino a pochi anni fa, sembrava fantascienza burocratica.
Fuori dall’Europa, il tema sta prendendo pieghe interessanti. Il Giappone, per esempio, ha scelto di collaborare con le Big Tech per sviluppare sistemi di identità digitale che fondono pubblico e privato. Anche Regno Unito e Svizzera, pur non essendo nell’UE, si stanno muovendo nella stessa direzione per garantire la compatibilità con gli standard europei. Il futuro, insomma, va verso un’unica grande identità digitale globale, dove il confine tra “documento” e “servizio” diventa sempre più sottile.
E l’Italia? A quanto pare, è tra i Paesi più avanti. Secondo i dati del Politecnico, più della metà degli italiani guarda con interesse all’arrivo dell’EUDI Wallet. Non solo: quasi uno su due preferisce che la gestione resti in mano pubblica, segno di una fiducia crescente nelle istituzioni quando si parla di dati personali. Nel frattempo, il nostro It Wallet sta prendendo forma all’interno dell’app IO, dove la funzione “Documenti su IO” è già stata usata da milioni di persone.
I numeri raccontano un paese che, forse a sorpresa, sta diventando digitale più velocemente di quanto sembri: oltre 48 milioni di cittadini hanno una carta d’identità elettronica attiva, e 41 milioni possiedono un’identità SPID. Gli accessi digitali continuano a crescere a ritmi impressionanti, segno che la tecnologia non è più solo una promessa, ma una parte concreta del rapporto tra cittadini e pubblica amministrazione.
Se tutto procederà secondo i piani, entro pochi anni potremmo entrare in una nuova fase: quella in cui non dovremo più rovistare nel portafoglio per mostrare un documento, ma basterà un’app per dimostrare chi siamo — ovunque, in modo sicuro, riconosciuto e, per una volta, davvero europeo.
