Brad Smith non si ferma davanti alla SLA. Da anni immobilizzato dalla malattia, oggi riesce a interagire con il mondo grazie alla tecnologia di Neuralink, e la sua ultima conquista è letteralmente visiva: controllare una videocamera intelligente con il solo pensiero. L’impianto cerebrale che porta nel cervello dal novembre 2024 lo ha trasformato nel terzo paziente al mondo a partecipare a una sperimentazione clinica della FDA, e a differenza dei primi due, che avevano perso la vista, lui convive da sette anni con una forma avanzata di sclerosi laterale amiotrofica. Prima di Neuralink, comunicava tramite Eyegaze, un sistema di tracciamento oculare limitato dalla luce e dalla posizione dello schermo.
Dalla SLA al controllo mentale: la nuova frontiera di Neuralink e Insta360
Il vero salto è arrivato con la Link Controller, l’interfaccia che interpreta i segnali cerebrali e gli permette di muovere il cursore di un computer. Poi è successo qualcosa di ancora più straordinario: Smith ha collegato il suo impianto a una videocamera Insta360 Link 2, un dispositivo con gimbal motorizzato capace di seguire automaticamente i movimenti. Ora può orientare la videocamera, effettuare zoom e cambiare inquadratura come se muovesse davvero la testa, ma con il solo “sguardo digitale”. Insta360 ha persino realizzato un breve documentario di otto minuti sulla sua esperienza, mostrando come la tecnologia possa restituire connessione e autonomia.
Il progetto ha fatto il giro del web grazie a un video pubblicato su X (ex Twitter) da Tesla Owners Silicon Valley, dove Smith segue una conversazione familiare attraverso il suo nuovo punto di vista elettronico. L’azienda cinese è intervenuta direttamente per ottimizzare il sistema, ridurre la latenza e rendere l’esperienza più naturale. “Quando abbiamo ideato la Link 2, pensavamo a professionisti e docenti. Vederla restituire contatto umano ci ha davvero emozionati”, ha raccontato Max Richter, cofondatore di Insta360.
Oggi Smith può seguire i movimenti dei figli, partecipare alle riunioni familiari e registrare messaggi video, e ogni piccolo gesto acquisisce un valore enorme per chi vive immobilizzato. Ogni comando mentale restituisce indipendenza, dignità e la possibilità di sentirsi parte della vita quotidiana, non solo spettatore.
E la sperimentazione continua: Smith prova nuovi angoli, modalità d’interazione e integrazioni con la casa. La strada verso un uso diffuso di interfacce cervello-macchina è ancora lunga, ma la sua esperienza dimostra che queste tecnologie non servono solo a curare, ma a restituire autonomia, relazioni e connessione. Ogni suo movimento digitale racconta una storia di resilienza e di futuro possibile, dove la tecnologia non sostituisce la vita, ma la riporta indietro nelle mani di chi credevamo perso.
