È successo tutto troppo in fretta. Nel giro di poche settimane, il ghiacciaio Hektoria, nella Penisola Orientale dell’Antartide, ha perso metà del suo volume, arretrando di circa otto chilometri. Otto chilometri. Per dare un’idea, è come se una città intera fosse sparita sotto i nostri occhi. I ricercatori dell’Università del Colorado a Boulder, che hanno firmato lo studio pubblicato su Nature Geoscience, parlano di un evento “senza precedenti nella storia recente”. E non è difficile capire perché: nessuno si aspettava che un ghiacciaio potesse collassare così velocemente, in appena due mesi.
Collasso lampo: cosa insegna il crollo dell’Hektoria
Il punto è che l’Hektoria poggiava su un fondale molto particolare, una sorta di pianura di roccia piatta sotto il livello del mare — quella che gli scienziati chiamano “ice plain”. Finché il ghiaccio era abbastanza spesso da restare saldo, tutto andava avanti con una certa stabilità. Ma quando lo spessore si è ridotto oltre la soglia critica, il ghiacciaio ha iniziato a galleggiare parzialmente, come una zattera che perde contatto col fondale. Da lì, una reazione a catena: fratture interne, distacchi improvvisi, enormi blocchi di ghiaccio che si sono staccati dal fronte, trascinando con sé intere sezioni del ghiacciaio.
Le immagini satellitari raccontano bene la violenza del fenomeno. Giorno dopo giorno, la massa bianca arretrava, in alcuni momenti anche di due chilometri in appena quarantotto ore. Naomi Ochwat, la ricercatrice che ha guidato il team, ha descritto la scena come “sconvolgente”. E lo è davvero, soprattutto se si considera che ogni tonnellata di ghiaccio finita in mare ha contribuito, anche solo in minima parte, all’aumento del livello globale delle acque. I sismografi hanno registrato persino dei “terremoti glaciali”, piccole scosse causate dal distacco improvviso delle masse di ghiaccio ancora ancorate al fondale.
L’Hektoria, con i suoi 300 chilometri quadrati — più o meno quanto una grande città come Filadelfia — potrebbe sembrare solo un punto sulla mappa antartica, ma il suo collasso è un segnale preoccupante. Se una struttura così relativamente piccola può cedere in poche settimane, cosa potrebbe succedere ai giganti come Thwaites o Pine Island, che trattengono quantità di ghiaccio milioni di volte superiori?
Secondo Ted Scambos, coautore dello studio, l’episodio dell’Hektoria è “una dimostrazione inquietante di quanto rapidamente la perdita di ghiaccio possa accelerare”. E se dovesse ripetersi su larga scala, le conseguenze per il livello del mare non sarebbero più solo materia da proiezioni scientifiche, ma una realtà con cui il mondo dovrà fare i conti molto prima del previsto.
