L’Italia è ormai uno dei bersagli principali degli hacker, il 10,2% dei cyberattacchi nel mondo ha colpito anche il nostro Paese segnando un aumento rispetto al 2024. Questo quanto emerge dal rapporto Clusit dell’Associazione Italiana per la Sicurezza Informatica.
Il settore preso di mira è soprattutto quello governativo-militare, con un incremento di circa il 600% su base annuale. Ma non è l’unico ambito interessato. Anche l’hacktivism è un aspetto da non sottovalutare, sono infatti oltre la metà gli attacchi nati in nome di atti politici o ideologici. Il resto degli attacchi rientra in tutte le sottocategorie note di attacchi che potremmo definire tradizionali, detti tali non perché meno insidiosi ma semplicemente più noti, in quanto presenti da tempo. Alcune tecniche, invece, sono recenti e per questo più difficili da ostacolare.
Cyberattacchi, 1 su 10 è in Italia: settori più colpiti dagli hacker
Interessante notare come sia anomalo che in Italia ci siano così tanti attacchi informatici sia se guardiamo alla popolazione che al Pil. Spesso gli hacker agiscono per mezzo di tecniche DDoS con lo scopo di sovraccaricare i sistemi di richieste per paralizzarli. Per questo in molti casi i sistemi colpiti sono quelli di filiere, fornitori e così via. Tutti settori di cui l’Italia è ricca, forse è questo uno dei motivi per cui gli attacchi sul nostro territorio sono così ricorrenti rispetto a Paesi più grandi con più persone e Pil maggiore (fattore determinante nel caso di attacchi messi in atto per estorcere denaro).
I servizi di logistica e dei trasporti seguono quelli di catene di approvvigionamento e produzione, con il 17% degli attacchi hacker totali. Subito dopo troviamo il settore manifatturiero, il commercio al dettaglio e quello all’ingrosso. In calo, invece, gli attacchi mirati al sistema sanitario. Per tutte le altre categorie la situazione non fa, invece, che peggiorare. Non aumenta solo la quantità di cyberattacchi ma la loro criticità. Oltre l’80% è classificato a rischio elevato.
