Nel giro di pochi anni l’intelligenza artificiale è diventata una realtà quotidiana, capace di ridefinire produttività, comunicazione e la percezione di “lavoro”. A tal proposito, il nuovo AI Diffusion Report di Microsoft mostra un fenomeno di portata storica. Secondo quanto riportato oltre 1,2 miliardi di persone hanno utilizzato sistemi di AI almeno una volta in meno di tre anni. Una velocità di adozione mai vista prima, superiore a quella registrata da internet o dagli smartphone nei loro momenti di massima espansione. Il documento, curato dal Microsoft AI for Good Lab, evidenzia che il tasso medio di adozione, nel Nord globale, tocca il 23%. Ovvero quasi il doppio rispetto al Sud globale, fermo al 13%. Le differenze, osserva il report, non sono solo economiche, ma infrastrutturali. Elettricità affidabile, connettività internet, capacità di calcolo e competenze digitali rappresentano le condizioni di base che metà della popolazione mondiale ancora non possiede.
Microsoft AI Diffusion Report: ecco i dati emersi
In tale scenario, alcuni Paesi si distinguono particolarmente. Emirati Arabi Uniti, Singapore, Norvegia e Irlanda figurano in cima alla classifica di utilizzo, confermando l’importanza di politiche pubbliche mirate e della cooperazione tra settore privato e istituzioni. L’Italia si colloca in una posizione intermedia, con un tasso di diffusione del 25,8% tra la popolazione in età lavorativa. Un dato superiore alla media globale e paragonabile a quello degli Stati Uniti (26,3%) e della Germania (26,5%). Eppure, il divario con Francia, Spagna e Regno Unito rimane significativo.
La crescita italiana è stata trainata soprattutto dai servizi di produttività e collaborazione basati su AI generativa e dalla digitalizzazione delle imprese. Ma la mancanza di competenze avanzate e la disomogeneità delle infrastrutture, in particolare nel Mezzogiorno, rallentano il passo. A livello mondiale, la distribuzione delle risorse tecnologiche resta concentrata. Stati Uniti e Cina detengono l’86% della capacità di calcolo complessiva dei data center. Consolidando la loro posizione di leadership nello sviluppo dei modelli più potenti.
Un altro limite spesso sottovalutato è la dimensione linguistica. Metà dei contenuti del web è in inglese, una lingua madre per appena il 5% della popolazione mondiale. Scenario che riduce la rappresentatività culturale dei dataset e, di conseguenza, l’accesso ai benefici dell’AI per milioni di utenti. In ogni caso, la misurazione della diffusione dell’intelligenza artificiale, sottolinea il report, è oggi un indicatore chiave della maturità digitale di una società.
