Il dibattito sull’esistenza di una possibile bolla dell’intelligenza artificiale è più acceso che mai. Tra questi c’è chi avverte di un imminente crollo e chi invece scommette sul futuro del settore, NVIDIA si distingue per ottimismo e fiducia nella crescita.
Il suo CEO, Jensen Huang, respinge ogni paragone con le bolle del passato e parla di un “ciclo virtuoso” che a quanto pare continuerà a generare innovazione. Le recenti alleanze con Nokia, Stellantis e Uber confermano la strategia espansiva dell’azienda nel campo dei chip AI e della connettività 6G.
NVIDIA, cosa succede?
Quella dell’AI si può accostare ad una bolla finanziaria che è pronta ad esplodere. Questo tipo di tema è molto in voga, ma esiste un’azienda in particolare che, almeno pubblicamente, è convinta dell’andamento di questo mercato, stiamo parlando di NVIDIA. Quest’ultima rappresenterebbe l’azienda che ha guadagnato di più dalla corsa all’intelligenza artificiale.
Intervistato direttamente da Bloomberg, il famoso CEO Jensen Huang ha voluto dichiarare che questo tipo di settore risulta essere in una fase di “ciclo virtuoso”. Quest’ultimo non può essere paragonato ad altre bolle economiche già viste nel passato, come la dot-com.
NVIDIA ha finalmente annunciato da pochissimo diverse nuove partnership. Tra queste possiamo trovare anche un’alleanza per la connettività 6G con Nokia e addirittura un accordo con Stellantis e Uber per contribuire sulla guida autonoma. Allo stesso tempo si sta intensificando molto la competizione per quanto riguarda i chip legati all’AI. Qualcomm avrebbe presentato i nuovi AI200 e AI250. AMD invece si occuperà di realizzare supercomputer per il governo americano, mentre Microsoft vuole diminuire la sua dipendenza da NVIDIA con nuovi investimenti.
Tirando le somme con un Jensen Huang che nega l’esistenza di una bolla ci sono decine di altre voci autorevoli pronte a giurare il contrario. Stranamente, sono anche gli stessi protagonisti del settore a mettere in guardia gli investitori. Tra questi possiamo trovare anche Sam Altman. Ovvero il N.1 di OpenAI, che ad agosto aveva detto che lo scoppio della bolla non si può evitare e sarà la stessa che brucerà miliardi di dollari. Il N.1 di Baidu invece porta con sé l’idea che appena un’azienda su cento nel settore AI potrà sopravvivere.
