Dopo quanto visto sulla piattaforma iOS, OpenAI ha voluto portare Sora anche su Android. Se dalle parti di Apple i risultati sono stati già eccezionali con 1 milione di download in appena 5 giorni, si potrebbe fare ancora di più dalle parti di Google. L’applicazione, pensata per creare e condividere video generati con l’intelligenza artificiale, è già accessibile su Google Play Store in alcuni mercati selezionati, tra cui Stati Uniti, Canada, Giappone, Corea del Sud e diversi Paesi asiatici. L’Italia, almeno per ora, non rientra tra le regioni abilitate al download.
Sora si presenta con un’interfaccia ispirata ai social di ultima generazione: un feed di video AI in stile TikTok, dove la navigazione si alterna alla possibilità di generare contenuti originali. Il vero cuore dell’app, però, sono i suoi strumenti di creazione, che sfruttano le reti neurali sviluppate da OpenAI per tradurre descrizioni testuali in brevi clip video. Gli utenti possono anche remixare o modificare i filmati altrui, rendendo il processo creativo più immediato e collaborativo.
La funzione Cameo e le polemiche sui deepfake
Tra le caratteristiche più discusse figura Cameo, insieme alla sua estensione Character Cameo, che permette di creare avatar realistici o repliche digitali di persone reali, animali domestici o personaggi di fantasia da inserire nei video. Questa libertà creativa ha sollevato ampie preoccupazioni sui deepfake e sulla gestione dei diritti d’autore, spingendo OpenAI a rivedere le proprie policy. L’azienda ha infatti eliminato l’opt-out automatico per i titolari dei diritti, che prima escludeva in modo predefinito l’uso delle proprie immagini o opere nei contenuti generati.
In prospettiva, la società punta a introdurre un sistema che consenta ai detentori dei diritti – come studi cinematografici o figure pubbliche – di richiedere un compenso aggiuntivo per l’utilizzo dei propri volti o personaggi. Un modello che, se confermato, potrebbe aprire a una nuova economia digitale, dove la creazione e la licenza dei contenuti AI convivono con la tutela delle identità.
