La crescita dell’AI sta creando un effetto collaterale sempre più visibile, un’enorme richiesta di energia. I data center dedicati ai modelli generativi, come quelli usati da OpenAI, Google o Meta, consumano infatti quantità di elettricità paragonabili a quelle di intere città. Di fronte a una rete elettrica sovraccarica e ai lunghi tempi di attesa per l’installazione di nuove turbine industriali, alcune aziende americane hanno deciso di guardare ai cieli per risolvere un problema terrestre.
Negli Stati Uniti, la società ProEnergy, con sede nel Missouri, ha avviato un programma per riconvertire vecchi motori di aerei commerciali in turbine a gas di nuova generazione. Motori come il CF6-80C2, che per decenni hanno spinto i Boeing 747, vengono smontati, revisionati e trasformati in generatori da 48 megawatt. Ciascuna unità è in grado di alimentare un piccolo centro urbano o un data center di medie dimensioni. Le turbine rigenerate, chiamate PE6000, offrono una soluzione immediata e sostenibile alla fame energetica dell’AI.
AI e riuso tecnologico: l’energia prende il volo
L’idea nasce da una necessità pratica. Secondo le analisi di Wood Mackenzie e dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, oggi l’attesa media per ottenere nuove turbine da produttori come GE Vernova o Siemens Energy supera gli otto anni. Troppo tempo per un settore che si muove alla velocità dell’AI. Molti operatori quindi stanno costruendo centrali autonome per alimentare i propri server, utilizzando appunto turbine aeroderivative.
Le turbine ottenute dai vecchi motori d’aereo hanno un vantaggio importante, quale leggerezza, rapidità e flessibilità d’impiego. Possono essere installate in poche settimane e avviate in cinque minuti. In più, la manutenzione richiede meno di tre giorni, un record per il settore energetico. Dal 2020, ProEnergy ha già costruito 75 unità PE6000 e ne ha altre 52 in assemblaggio o ordine, per un totale che supera un gigawatt di potenza fornita a data center che ospitano sistemi di intelligenza artificiale generativa.
Sul piano ambientale, queste turbine si rivelano anche più pulite delle controparti industriali. Le emissioni di ossidi di azoto si mantengono sotto i 2,5 ppm, ben inferiori ai limiti imposti dall’EPA, fissati a 25 ppm. Ogni motore viene completamente smontato, pulito e ricostruito, garantendo cicli di vita lunghi e un’efficienza elevata. Insomma, secondo il vicepresidente di ProEnergy, Landon Tessmer, si tratta di una soluzione ponte destinata a durare dai cinque ai sette anni, in attesa che i nuovi collegamenti alla rete diventino operativi.
