Google ha appena chiuso i festeggiamenti per il traguardo del miliardo di download della sua app Find Hub, ma non c’è tempo di rilassarsi: l’azienda americana ha già voltato lo sguardo verso un nuovo, ambizioso progetto energetico in Illinois. Qui sorgerà una centrale da 400 megawatt alimentata a gas naturale, pensata per fornire energia ai data center vicini. La novità sta nell’approccio: Google punta sulla cattura e stoccaggio del carbonio, la cosiddetta tecnologia CCS, che promette di catturare gran parte dell’anidride carbonica prodotta e di “seppellirla” in profondità nel sottosuolo. Il sito scelto non è casuale: accanto alla centrale c’è già una fabbrica di etanolo gestita da Archer-Daniels-Midland (ADM), in una zona che custodisce il primo pozzo di stoccaggio di CO₂ a lungo termine degli Stati Uniti.
Data center e cattura CO₂: il nuovo esperimento di Google
Secondo le dichiarazioni dell’azienda, l’impianto sarà in grado di catturare circa il 90% delle emissioni prodotte, reiniettandole nel sottosuolo. Ma la realtà pratica della CCS è più complessa di quanto sembri dai comunicati. Studi recenti hanno mostrato risultati contrastanti: su 13 impianti analizzati, che insieme rappresentano più della metà della CO₂ catturata nel mondo, molti non raggiungono le percentuali dichiarate. In Canada, un impianto da 115 megawatt ha catturato appena la metà di quanto previsto, mentre in Wyoming la struttura di ExxonMobil ha raccolto il 36% in meno di CO₂ rispetto alle promesse.
Anche il sito in Illinois non è esente da problemi. Nel 2024 le iniezioni giornaliere di CO₂, normalmente attorno alle 2.000 tonnellate metriche, sono state temporaneamente sospese: l’acqua salata in cui la CO₂ era disciolta aveva migrato in zone non autorizzate, probabilmente a causa della corrosione di un pozzo di monitoraggio. Da allora le operazioni sono riprese, ma gli esperti rimangono cauti.
Il punto è che la CCS non risolve un problema altrettanto grave: le fughe di metano lungo la filiera del gas naturale. Il metano è un gas serra potentissimo, con un impatto sul riscaldamento 84 volte maggiore della CO₂ in 20 anni. Anche perdite minime, dello 0,2%, possono annullare i benefici della cattura del carbonio, rendendo la combustione del gas naturale quasi altrettanto dannosa quanto il carbone.
Il progetto di Google, dunque, è un banco di prova su più fronti: tecnologia, ambiente ed efficienza economica. Sarà interessante osservare se riuscirà a combinare l’energia pulita promessa con una reale riduzione delle emissioni, o se resterà un’operazione simbolica, buona per i titoli dei giornali ma meno efficace sul clima. Per ora, ci troviamo davanti a un esperimento enorme, con risultati ancora tutti da scoprire.
