A un mese dal lancio ufficiale, OnePlus ha acceso i riflettori sulla sua prossima interfaccia software. La OxygenOS 16, pubblicando un video che la mette a confronto con la One UI di Samsung. Lo scopo era chiaro. Mostrare la maggiore reattività del proprio sistema nella gestione delle app. Tuttavia, il test ha immediatamente attirato critiche e sollevato interrogativi sull’affidabilità della prova. Nel filmato, i due dispositivi – uno OnePlus con OxygenOS 16 a sinistra e un Samsung non meglio identificato a destra – vengono sottoposti alla stessa sequenza di operazioni. Arthur Lam, rappresentante dell’azienda cinese, conduce la dimostrazione, sottolineando la superiorità della nuova funzione “Parallel Processing”. Che è pensata per ottimizzare il multitasking.
Il test OxygenOS 16 è poco chiaro, tra promozione e ambiguità
Durante la prova, il device OnePlus risponde con rapidità, mentre lo smartphone Samsung sembra esitare nel caricare un videogioco. “Gli altri non riescono a stare al passo”, commenta Lam. Ma qualcosa, guardando attentamente, non torna. Il presunto ritardo del dispositivo Samsung potrebbe non dipendere dalle prestazioni, ma da un semplice errore dell’operatore. Il video mostra infatti tocchi ripetuti su un’area in cui normalmente si troverebbe il tasto Home. Senza che sia stato effettuato lo swipe necessario a far riapparire la barra di navigazione. Questo dettaglio, passato inosservato a una visione distratta, cambia radicalmente l’interpretazione del confronto.
Nonostante non vi siano indizi evidenti di manipolazioni digitali, la dimostrazione sembra compromessa da un’esecuzione poco attenta. Il comportamento del dispositivo Samsung appare influenzato da un uso scorretto più che da reali limiti tecnici. L’affidabilità del test, quindi, viene meno. A rendere il tutto ancora più ambiguo è un avviso visualizzato in un angolo dello schermo. “Non tentare di replicare le azioni o i test mostrati nel video”. Una frase che, pur con tono precauzionale, sembra ammettere la natura puramente dimostrativa del contenuto. In un’epoca in cui la trasparenza tecnologica è sempre più richiesta, l’impressione lasciata da questo confronto è tutt’altro che limpida.
