C’è qualcosa di irresistibile, quasi da Indiana Jones, in questa storia. Immaginate la scena: siamo sotto il sole implacabile dell’Egitto, tra le rovine che sanno di millenni, quelle di Taposiris Magna. E lì, in mezzo alla sabbia che copre i segreti di un tempo lontanissimo, spunta fuori un piccolo busto di pietra. Un volto scolpito con tratti decisi, un naso importante e una fascia sottile che sembra il segno di un’autorità regale. Quando Kathleen Martínez, l’archeologa dominicana che ha dedicato vent’anni della sua vita a questo posto, lo solleva, non ha bisogno di prove scientifiche immediate per capire: questo pezzo potrebbe essere la chiave. Potrebbe essere proprio lei, l’ultima e più affascinante regina d’Egitto: Cleopatra.
Taposiris Magna rivela un ritratto autentico di Cleopatra
Ora, la Martínez non è certo l’ultima arrivata. È da tempo che predica nel deserto – letteralmente – convinta che questo tempio, a pochi passi da Alessandria, sia la custode dei segreti più intimi di Cleopatra e del suo riposo finale. Per anni è stata considerata una sognatrice, un’idealista con la testa tra le nuvole. Ma i fatti, scavando dopo scavando, le hanno dato ragione: sono venute alla luce monete con l’effigie della regina, frammenti di ceramica che risalgono al I secolo a.C., e, cosa fondamentale, una targa che conferma la dedica del santuario alla dea Iside. E chi amava identificarsi con Iside più di Cleopatra? Tutte le tracce, insomma, convergono: è qui, nel cuore pulsante di Taposiris Magna, che la regina ha lasciato la sua impronta più profonda.
E il nuovo busto? Beh, secondo l’archeologa, questo ritrovamento potrebbe essere l’ottavo tassello del puzzle, uno dei pochissimi ritratti autentici di Cleopatra che abbiamo a disposizione al mondo, visto che le rappresentazioni certe finora sono appena sette. Se l’intuizione di Martínez è corretta, non staremmo parlando solo di un oggetto storico. Avremmo davanti un’immagine inedita, non solo della politica che sfidò Roma, ma anche della figura sacra, simbolo di rinascita e potere femminile in un’epoca dominata dagli uomini. Un volto che, forse, ci racconterebbe una storia diversa da quella che la propaganda romana ha cercato di tramandarci.
Ma la caccia al tesoro, pensate, non si ferma alla terraferma. Negli ultimi anni, le ricognizioni e i sonar hanno svelato una sorpresa ancora più grande: un tunnel intricato che si snoda sotto le fondamenta del tempio e si dirige dritto verso la costa. Lì, oggi, una parte dell’antica città è sommersa. Le mappe e i racconti di duemila anni fa ci dicono che in quel punto c’era una penisola, inghiottita dal mare dopo un catastrofico terremoto. E se fosse stato proprio lì, in quell’area poi finita sott’acqua, che Cleopatra aveva trovato il suo rifugio finale? O, come sperano i più romantici, il suo eterno riposo accanto a Marco Antonio?
Martínez e la sua squadra, sostenuti da un parterre di esperti internazionali, si stanno preparando per le prossime immersioni. Le difficoltà non mancano: il mare non perdona, la zona è complessa e in parte militare. Ma la speranza, quella, non si affievolisce. “Ogni granello di sabbia può raccontare qualcosa”, ripete l’archeologa con la tenacia che la contraddistingue. E ogni nuova scoperta, ogni frammento che emerge, ci avvicina un po’ di più a svelare il mistero di Cleopatra. Dopo duemila anni di silenzio, la regina potrebbe essere davvero a un passo dal tornare alla luce, non più come leggenda, ma come storia tangibile.
