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James Webb: la soluzione geniale di due studenti per ripararlo

Due dottorandi di Sydney hanno corretto da Terra una distorsione ottica del James Webb grazie a un algoritmo

scritto da Rosalba Varegliano 24/10/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Il telescopio spaziale James Webb prima, e l'ARIEL poi, seguiranno da vicino la ricerca di vita sul pianeta K2-18b
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La vastità dello spazio e la potenza del James Webb Space Telescope (JWST) sembravano finora completamente fuori dalla portata quotidiana. Eppure, due giovani ricercatori dell’università di Sydney hanno dimostrato che un’idea brillante, un computer e tanta passione bastano per trasformare un problema apparentemente insormontabile in un risultato straordinario.

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Quando l’osservatorio spaziale ha iniziato a inviare immagini meno nitide del previsto, non è stato necessario inviare astronauti o lanciare missioni complesse. È bastato scrivere codice da Terra.

Una distorsione ottica e la soluzione “software only”

Il cuore del problema era nel modulo chiamato AMI (Aperture Masking Interferometer), progettato per catturare immagini ultra-risolute di stelle ed esopianeti. Per motivi tecnici è emersa una sbavatura visiva, un effetto di sfocatura causato da un fenomeno conosciuto come “brighter-fatter effect” sui rivelatori infrarossi. Invece di sostituire componenti o deviare missioni, gli studenti hanno sviluppato AMIGO, un algoritmo che modella la distorsione e la corregge in fase di elaborazione dei dati.

Grazie alla smart calibration e all’uso di reti neurali, il telescopio ha ritrovato la sua chiarezza. Il risultato? Foto più nitide, dettagli più definiti e prestazioni ottiche che tornano al top senza neppure un braccio robotico nello spazio.

La vicenda apre una riflessione: quando la tecnologia è protagonista, non servono sempre soluzioni spettacolari, ma pensiero creativo e strumenti adatti al contesto. Due studenti, un’idea e un mondo di stelle da osservare — e tutto ha funzionato.

Il successo di questa correzione “a distanza” offre anche una prospettiva nuova sul futuro della manutenzione dei grandi osservatori spaziali. Poiché i telescopi come il James Webb non possono ricevere riparazioni fisiche una volta in orbita, sviluppare strumenti software capaci di intervenire su problemi complessi è cruciale. Questo approccio permette di prolungare la vita operativa delle missioni più costose e avanzate, massimizzando ogni singolo dato raccolto e rendendo più efficiente l’intera esplorazione del cosmo.

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Rosalba Varegliano
Rosalba Varegliano

Dal 2017 ho iniziato a collaborare con TecnoAndroid, adottando un approccio attento ai dettagli e puntando sempre alla perfezione, per offrire un punto di vista chiaro e preciso sulle ultime novità del settore tech.

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