La nuova cometa interstellare 3I/Atlas ha già conquistato l’attenzione degli astronomi. Si tratta del terzo corpo mai rilevato a provenire dall’esterno del Sistema solare, dopo Oumuamua e Borisov. Le sue caratteristiche continuano a sorprendere per intensità e peculiarità. La scoperta più eclatante riguarda la sua iperattività. Analisi recenti indicano che 3I/Atlas emette circa 40 chilogrammi di acqua al secondo. Un ritmo senza precedenti per una cometa interstellare. Gli scienziati della Auburn University l’hanno definita un “idrante cosmico”. Un soprannome che riflette l’impressionante portata delle emissioni. Tali flussi contengono anche cianuro di idrogeno (HCN), molecola chiave nella chimica prebiotica che precede la formazione di composti biologici. Confermando che gli ingredienti alla base della vita non sono esclusivi del nostro sistema planetario.
Dettagli sulla cometa 3I/Atlas: ecco cosa sappiamo
Gli strumenti del Neil Gehrels Swift Observatory della NASA hanno permesso di osservare i radicali idrossilici (OH). Segnali chimici derivanti dalla disgregazione dell’acqua sotto la luce ultravioletta del Sole. Le rilevazioni suggeriscono che l’oggetto potrebbe avere origine nel thick disk della Via Lattea. Una regione popolata da stelle antiche. In tal caso, 3I/Atlas sarebbe più vecchio del nostro Sole, portando con sé tracce cosmiche risalenti a miliardi di anni fa.
Non meno curioso è il comportamento della sua coda. Le immagini del Telescopio Spaziale Hubble mostrano che essa si dirige verso il Sole. Un fenomeno opposto a quello delle comete conosciute, probabilmente legato alla composizione particolare o alla dinamica irregolare dei getti di gas. Tale dettaglio ha stimolato ipotesi più fantasiose, come quelle proposte dal fisico Avi Loeb di Harvard, che ha suggerito la possibilità di una natura artificiale per la cometa. La comunità scientifica, però, ha accolto queste speculazioni con grande scetticismo. 3I/Atlas continuerà a essere sotto osservazione per i prossimi mesi. Raggiungerà il perielio il 25 ottobre e sarà di nuovo visibile dalla Terra intorno a dicembre. Ovvero quando si troverà al punto di massimo avvicinamento.
