Un elemento che per molti rappresenta il futuro dell’energia solare senza ombra di dubbio è la Perovskite, un particolare minerale del calcio e del titanio che ha trovato applicazioni nella ricerca per quanto riguarda lo sviluppo delle celle solari completamente inorganiche, fino a questo momento tutto ciò è rimasto bloccato a causa di alcune problematiche intrinseche del materiale che tendeva a degradarsi rapidamente in caso di variazioni di temperatura, umidità e pressione, problematiche che però sembrano essere state risolte dall’Università di Kaunas in Lituania, dal momento che i ricercatori all’interno di un test sono riusciti ad ottenere una stabilità durata 950 ore a 85° sotto la luce diretta.
A risolvere il problema della degradazione, ci ha pensato il team di Kasparas Rakštys, del Dipartimento di Chimica dell’ateneo lituano, il quale ha sfruttato una tecnica definita passivazione, quest’ultima consiste nella stabilizzazione della superficie del materiale riducendo i difetti microscopici e migliorandone la resistenza agli agenti esterni, i risultati erano già buoni con strati composti sia da materiale organico che inorganico, ora sfruttando solo layer inorganici i ricercatori sono riusciti a superare il problema dell’estrema rigidità dei materiali che non permettevano un’ottima adesione delle barrierie 2D.
Il progetto
Ovviamente viene spontaneo chiedersi come ha fatto il team a superare il problema della rigidità che non consentiva agli strati protettivi di aderire efficacemente, nello specifico il team ha sintetizzato cationi di ammonio perfluorinati, molecole in cui la presenza di atomi di fluoro altera la distribuzione elettronica e consente la formazione di legami a idrogeno con i frammenti di ioduro di piombo del materiale, proprio questi legami a idrogeno seppur deboli, essendo estesi sull’intera superficie del materiale, hanno consentito a quest’ultimo di aderire saldamente e perfettamente all’intero strato di Perovskite, quasi come un vero e proprio calco.
Il risultato è presto detto, ce ne in grado di garantire 1000 ore di funzionamento continuo con stabilità garantita a livello termico, come se non bastasse è stato possibile creare delle celle con dimensioni anche 300 volte superiori rispetto a quelle test che hanno comunque conservato le caratteristiche chimico-fisiche.
