Dal 1° dicembre 2025, la Cina introdurrà rigidi controlli sulle esportazioni di terre rare e delle tecnologie legate alla loro estrazione e raffinazione. Il nuovo sistema di licenze governative mira a consolidare l’influenza del Paese su un settore chiave dell’economia mondiale. Con oltre il 70% dell’estrazione globale e il 93% della produzione di magneti a base di terre rare, la Cina oggi domina un mercato enorme. Un settore da cui dipendono smartphone, veicoli elettrici, dispositivi medici e tecnologie militari.
Le norme prevedono che le aziende straniere intenzionate a esportare prodotti contenenti terre rare o derivati tecnologici provenienti dalla Cina debbano ottenere un’autorizzazione esplicita del governo. La misura è stata formalmente motivata da ragioni di sicurezza nazionale e di “uso responsabile” delle risorse. Ma, di fatto, resta una risposta politica e commerciale agli USA. I quali, negli ultimi anni, hanno intensificato dazi e limitazioni sulle importazioni tecnologiche cinesi.
La Cina risponde a Washington e il mondo si prepara al contraccolpo
La mossa di Pechino arriva in un momento di forti tensioni economiche tra le due potenze. Dopo le misure protezionistiche introdotte da Trump e mantenute anche in parte dal successore, il Paese ha deciso di consolidare il proprio potere su un comparto considerato “strategico”. Lo scorso aprile, il governo aveva già limitato la fornitura di materiali sensibili a imprese coinvolte nella produzione di armamenti. Una scelta che ha innescato difficoltà nel settore automotive statunitense, oggi fortemente dipendente dai materiali cinesi per le batterie dei veicoli elettrici.
Il nuovo pacchetto di norme prevede poi che l’esportazione di semiconduttori e componenti per la loro produzione venga valutata caso per caso, con particolare attenzione ai prodotti impiegabili in ambito militare. Anche la produzione di anodi e catodi per batterie sarà sottoposta a un monitoraggio più rigoroso. Nonostante le motivazioni ufficiali facciano riferimento alla tutela della sicurezza nazionale, l’impatto economico e geopolitico è evidente.
La decisione è stata accolta positivamente dalle principali società statali cinesi del settore. Le azioni di China Northern Rare Earth sono salite del 10% alla Borsa di Shanghai. Invece quelle di Rising Nonferrous Metals Share hanno guadagnato oltre il 6%. Nel frattempo, gli Stati Uniti cercano di accelerare la creazione di una filiera indipendente delle terre rare, ma la differenza tecnologica e produttiva con la Cina resta enorme.
