È arrivata una notizia in favore di OpenAI in seguito al contenzioso con il New York Times, autorevole giornale americano conosciuto in tutto il mondo. L’obbligo che era stato imposto all’azienda era quello di conservare a tempo indeterminato tutti i log e gli output di ChatGPT. Ebbene, ad oggi tutto ciò è stato ufficialmente revocato: tutto ciò che riguarda il chatbot più famoso al mondo non dovrà più essere conservato da OpenAI. Si tratta di una decisione molto importante. Ricordiamo che l’accusa per OpenAI era quella di aver usato articoli coperti da copyright per addestrare i propri modelli linguistici senza autorizzazione.
La misura di conservazione era stata introdotta a maggio 2024, quando il tribunale aveva accolto la richiesta del quotidiano statunitense per ottenere prove delle presunte violazioni. L’ordinanza obbligava OpenAI a “preservare e segregare” tutti i dati generati da ChatGPT — messaggi, input e risposte — anche quelli che normalmente sarebbero stati eliminati. Una disposizione che aveva suscitato forti critiche, considerate le possibili implicazioni sulla privacy degli utenti e l’enorme carico tecnico ed economico per l’azienda.
Con il nuovo provvedimento, OpenAI non sarà più tenuta a mantenere le conversazioni successive al 26 settembre, data fissata come limite di conservazione. Restano invece accessibili i dati già archiviati prima di quella data, che potranno essere analizzati dal New York Times nell’ambito dell’indagine.
Cosa cambia ora per OpenAI e per gli utenti
La decisione alleggerisce notevolmente la posizione di OpenAI, che aveva definito l’ordine iniziale “sproporzionato e rischioso”. L’azienda potrà ora riprendere i consueti processi di eliminazione automatica dei dati, garantendo un livello di tutela della privacy più vicino agli standard precedenti.
Resta comunque l’obbligo di conservare i log relativi agli account segnalati come rilevanti dal New York Times, che potrà aggiornare nel tempo la lista dei profili di interesse. In pratica, OpenAI dovrà fornire accesso solo ai dati già esistenti nel periodo in cui l’ordine era in vigore, senza generare nuove copie o interrompere le cancellazioni automatiche.
Nonostante la revoca dell’obbligo generale, il contenzioso legale non è affatto chiuso. Il punto centrale della causa rimane una questione aperta e cruciale per tutto il settore dell’intelligenza artificiale: fino a che punto è legittimo utilizzare contenuti protetti da copyright per addestrare modelli generativi?
Il caso New York Times vs OpenAI continua dunque a rappresentare un precedente destinato a influenzare non solo la strategia legale delle aziende del settore, ma anche il futuro equilibrio tra diritti d’autore e sviluppo dell’AI.
