Sulle coste di Shanghai sta per succedere qualcosa che sembra uscito da un film di fantascienza: un data center — sì, proprio uno di quei luoghi dove vivono i server che fanno funzionare internet — verrà presto immerso sotto il mare. Non è un esperimento futuristico o un concept da laboratorio: è il primo data center sottomarino commerciale al mondo, e la Cina è pronta ad accenderlo a metà ottobre.
L’informatica sotto le onde: quando i server sfruttano il mare
L’idea dietro a tutto questo è sorprendentemente semplice: invece di spendere enormi quantità di energia per tenere al fresco i server, perché non sfruttare direttamente la temperatura dell’acqua? Il raffreddamento è infatti uno dei problemi più costosi e inquinanti per il settore tecnologico, e le correnti marine, in questo senso, sono un condizionatore naturale a impatto quasi zero.
Il modulo, una grande capsula gialla costruita vicino a Shanghai, sarà collegato a terra tramite un ascensore che permetterà di accedere alla sezione subacquea per la manutenzione. All’interno, lavoreranno server destinati a clienti come China Telecom e centri dedicati all’intelligenza artificiale. È un piccolo mondo sommerso, protetto da vetro e acciaio speciali per resistere alla corrosione marina. Secondo Highlander, l’azienda dietro al progetto, questa soluzione potrebbe tagliare fino al 90% del consumo energetico rispetto ai data center tradizionali, sfruttando anche parchi eolici offshore per alimentarsi quasi interamente con energia rinnovabile.
Non è la prima volta che qualcuno tenta questa strada: nel 2018 Microsoft aveva provato qualcosa di simile al largo della Scozia, ma il progetto era rimasto sperimentale. Questa volta, però, la Cina ha deciso di fare sul serio, sostenendo l’iniziativa con fondi pubblici e un chiaro obiettivo: costruire un’infrastruttura digitale più pulita e autosufficiente.
Naturalmente, non tutti sono convinti. Gli ecologi avvertono che il calore rilasciato in mare potrebbe alterare gli ecosistemi locali, anche se gli studi condotti finora — come quello sul prototipo di Zhuhai — non mostrano variazioni significative nella temperatura dell’acqua. Ci sono poi le sfide tecniche: collegare cavi e alimentazione a decine di metri di profondità non è proprio come piantare una chiavetta USB.
Eppure, l’idea affascina. Pensare che una parte del web, quella che regge una fetta di intelligenza artificiale e dati globali, possa vivere silenziosamente sotto la superficie del mare, raffreddata dalle onde, suona quasi poetico. Forse il futuro dell’informatica sarà davvero più blu che verde.
