A pochi giorni dal voto del Consiglio dell’UE, cresce la tensione attorno al regolamento 2022/0155. La normativa meglio nota come Chat Control. Il testo, presentato nel 2022 dalla commissaria europea agli Affari interni Ylva Johansson, punta a contrastare la pedopornografia online. Secondo molti osservatori però ciò rischia di trasformarsi in una legge sulla sorveglianza di massa.
La proposta prevede che le piattaforme digitali abbiano l’obbligo di scansionare automaticamente tutti i messaggi. Parliamo quindi anche di foto e video privati usati per individuare contenuti illegali, seppur protetti dalla crittografia end-to-end. Per i critici, significherebbe la fine della privacy digitale come la conosciamo.
Chat Control: Europa spaccata, 12 Paesi favorevoli, 8 contrari, 7 indecisi
Will Cathcart, capo di WhatsApp, ha definito la proposta “una minaccia diretta alla riservatezza delle comunicazioni personali”. Invita così gli Stati a respingere il regolamento. Anche Signal ha paragonato il progetto a “un malware governativo”. Invece giuristi e attivisti denunciano la violazione dell’articolo 7 della Carta dei diritti fondamentali dell’UE e dell’articolo 12 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo che garantiscono il diritto alla vita privata e alla segretezza delle comunicazioni.
Il 14 ottobre si terrà la votazione decisiva. Secondo il portale FightChatControl.eu, i Paesi favorevoli sarebbero dodici, tra cui Francia, Spagna e Portogallo. Invece otto, come Austria, Olanda e Finlandia, si oppongono apertamente. Sette Stati, tra cui Italia, Germania e Svezia, restano indecisi e potrebbero ribaltare il risultato finale. Per approvare il regolamento servirà una maggioranza qualificata, ovvero il 55% degli Stati membri che rappresentino almeno il 65% della popolazione dell’Unione. Ma il fronte contrario si è rafforzato nelle ultime settimane.
L’ex eurodeputato tedesco Patrick Breyer ha accusato il ministro danese Peter Hummelgaard, presidente di turno del Consiglio UE, di “ricatti politici e disinformazione”. Egli ha affermato che non esiste alcuna decisione del Parlamento europeo per rendere obbligatoria la scansione delle chat. Gli esperti segnalano anche un altro problema, l’affidabilità tecnica. Le tecnologie di rilevamento potrebbero produrre fino al 75% di falsi positivi, con il rischio di segnalare comunicazioni innocue e di trasmetterle alle autorità. Insomma, il dibattito, a una settimana dal voto, resta acceso. Da un lato chi invoca la sicurezza dei minori, dall’altro chi teme che, in nome della protezione, l’Europa finisca per legalizzare la sorveglianza totale delle comunicazioni private.
