Dopo settimane di blocco forzato, Jaguar Land Rover si prepara finalmente a riaccendere i motori. L’azienda, colpita da un violento attacco informatico lo scorso 1° settembre, ha annunciato la ripresa graduale della produzione già da questa settimana. Il primo stabilimento a riaprire sarà quello di Wolverhampton. Quest’ultimo però tornerà operativo con una capacità ridotta, mentre gli altri impianti, tra cui quelli nel Merseyside e nelle West Midlands, lo seguiranno nei giorni successivi.
L’attacco informatico, generato dal gruppo di hacker Scattered Lapsus$ Hunters, ha provocato uno dei blocchi produttivi più lunghi della storia recente del marchio. Gli hacker avrebbero sfruttato una vulnerabilità nel software SAP Netweaver, già segnalata dalle autorità statunitensi mesi fa. Non è chiaro se Jaguar Land Rover avesse applicato l’aggiornamento di sicurezza. In ogni caso la società ha confermato che alcuni dati sensibili sono stati compromessi, senza specificare se riguardino clienti o fornitori.
Il prestito governativo e il piano di rilancio di Jaguar Land Rover
Le conseguenze economiche sono state pesanti. La stampa inglese stima perdite fino a 6 milioni di euro al giorno, con danni anche alla rete commerciale e ai concessionari. La sospensione ha infatti bloccato anche le immatricolazioni del 1° settembre, data fondamentale per il mercato automobilistico del Regno Unito.
Per sostenere la ripartenza, il governo ha annunciato un prestito da 1,7 miliardi di euro, interamente garantito dallo Stato ma erogato da una banca commerciale. I fondi serviranno non solo a riavviare la produzione, ma anche a proteggere la filiera composta da circa 700 aziende e 150.000 lavoratori. Il piano di rimborso, previsto in cinque anni, punta a evitare un effetto domino sull’intero settore automobilistico nazionale.
La ripartenza, seppur graduale, rappresenta un primo passo verso la normalità. JLR sta effettuando valutazioni quotidiane per riportare tutte le linee alla piena capacità. La priorità però resta quella di garantire la sicurezza dei sistemi informatici e prevenire nuovi episodi simili. Insomma, l’attacco ha colpito in maniera molto dura la reputazione del marchio. La situazione infatti ha riportato a galla alcune domande importanti circa la sicurezza cibernetica nel settore automotive, sempre più vulnerabile per la crescente digitalizzazione dei veicoli e dei processi produttivi. Nei prossimi mesi si capirà l’entità reale dei danni, ma la lezione sembra ormai chiara. Anche i colossi industriali dovranno rafforzare la propria difesa digitale, perché un singolo errore può fermare un’intera catena di produzione.
