Tilly Norwood è il nome che circola sempre di più tra produttori e agenti del cinema internazionale. Giovane, talentuosa e destinata a recitare sul grande schermo, ha già suscitato una forte competizione per la firma del suo primo contratto. Il dettaglio che sorprende è però uno, Tilly non esiste. È una creazione digitale, realizzata con l’intelligenza artificiale, e potrebbe passare alla storia come la prima attrice AI rappresentata da un’agenzia.
Il debutto di Tilly Norwood è stato annunciato da Xicoia, nuovo studio AI fondato da Eline Van Der Velden, CEO di Particle6, durante lo Zurich Film Festival. La giovane società non intende fermarsi qui, ha già in programma di generare altri volti digitali per cinema, televisione, piattaforme social come YouTube e TikTok, oltre che per il mondo dei videogiochi. Tra i progetti futuri, anche versioni ringiovanite di attori reali e la “resurrezione” digitale di icone del passato.
AI tra innovazione e polemiche
Ciò che distingue Tilly Norwood dagli esperimenti precedenti è il livello di realismo. Non recita solo, ma improvvisa, prova emozioni e interagisce come una vera attrice. Particle6 la descrive come il simbolo di una nuova generazione di celebrità sintetiche, destinate a cambiare l’industria dell’intrattenimento. Secondo Van Der Velden, il XXI secolo sarà caratterizzato dall’ascesa del talento artificiale, paragonabile a quella delle icone pop del Novecento.
Tali dichiarazioni però hanno acceso non pochi dibattiti. Molti attori hanno espresso timori e rabbia, temendo che l’AI possa sostituire il lavoro umano. Alcuni hanno persino pensato all’ipotesi di boicottaggi verso le agenzie che promuovono personaggi digitali. La creatrice di Tilly ha risposto però che non si tratta di un sostituto, ma di un’opera creativa. L’AI è uno strumento, come l’animazione, essa apre quindi nuove possibilità senza cancellare la recitazione dal vivo.
L’intelligenza artificiale viene dunque presentata come un nuovo pennello con cui dipingere storie, un mezzo per sperimentare e immaginare, non una minaccia. Resta da capire se Hollywood accetterà questa rivoluzione o se, al contrario, opporrà resistenza a quella che molti già definiscono la nascita delle prime vere star digitali.
