A pochi secoli luce dalla Terra, un frammento di storia cosmica è stato colto nel momento della sua dissoluzione. Il telescopio spaziale Hubble ha immortalato un corpo ghiacciato. Quest’ultimo, trascinato dalla forza di gravità, è stato inglobato da una nana bianca. Ciò che ha catturato l’interesse degli scienziati è la ricchezza di elementi presenti nei resti di tale piccolo mondo. Capace di rivelare indizi preziosi sulla sorte dei sistemi planetari. Le osservazioni guidate da Snehalata Sahu dell’Università di Warwick hanno mostrato che il pianetino, simile a Plutone, era composto per oltre la metà da acqua ghiacciata.
La presenza di composti come carbonio, ossigeno, azoto e zolfo ha sorpreso gli astronomi. Ciò perché solitamente i corpi situati nelle regioni estreme di un sistema stellare vengono espulsi durante le fasi finali della vita della stella madre. In tal caso, invece, i detriti sono rimasti intrappolati, offrendo una finestra inedita sugli ultimi atti di un antico ecosistema planetario.
La nuova scoperta effettuata dal telescopio Hubble
La capacità di Hubble di distinguere le firme chimiche attraverso lo spettrografo Cosmic Origins ha reso possibile un’analisi che va oltre l’immagine spettacolare. Non si osserva soltanto la voracità di una stella morente, ma il resoconto chimico di un mondo ormai scomparso. È come se il telescopio avesse intercettato un messaggio postumo, lasciato da un pianeta che racconta la sua composizione e, con essa, le condizioni di un sistema stellare ormai disgregato.
Ciò che rende tale risultato ancora più suggestivo è il legame con il futuro del nostro Sole. Gli astronomi ricordano che anche la stella che sostiene la vita terrestre, tra miliardi di anni, seguirà lo stesso percorso: da gigante rossa a nana bianca. Con conseguenze devastanti per pianeti e corpi ghiacciati. In quel lontano scenario, osservatori extraterrestri potrebbero assistere al destino della nostra Fascia di Kuiper esattamente come noi oggi seguiamo quello di questo “eso-Plutone”.
