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Telegram: ecco come evolve la situazione in Francia
La replica di Parigi è stata immediata. Il Ministero degli Esteri francese ha giudicato “sospette” le dichiarazioni, soprattutto per il momento scelto. La Moldavia era, infatti, alle urne e il voto si è concluso con il successo di un partito filo-europeo sul fronte filo-russo. L’interpretazione avanzata è che l’imprenditore abbia voluto condizionare indirettamente l’opinione pubblica, accusa che Durov respinge definendola priva di logica di tipo giuridico.
Il nodo si stringe attorno alla gestione concreta dei contenuti. Telegram avrebbe analizzato i canali segnalati sia dalle autorità francesi sia da quelle moldave. Procedendo poi alla rimozione soltanto di quelli in violazione evidente dei termini d’uso. Ma quando da Parigi è arrivata una seconda lista di canali considerati problematici, senza prove di irregolarità, la piattaforma si è rifiutata di oscurarli. Secondo Durov, non si trattava di sicurezza digitale, ma di linee politiche sgradite.
In ogni caso, il fondatore di Telegram ribadisce che la sua piattaforma non accetterà mai di eliminare contenuti per motivi politici. Inoltre, ha dichiarato che l’azienda continuerà a denunciare pubblicamente ogni pressione ricevuta.










