La corsa alle nuove tecnologie militari non si ferma, e la Cina sembra essere pronta a compiere un passo che potrebbe cambiare gli equilibri in mare aperto. Si tratta del GJ-11 “Sharp Sword”, un drone da combattimento stealth che, secondo indiscrezioni, sarebbe in grado di operare anche da navi e portaerei. Non solo invisibile ai radar, ma un drone navale capace di raggiungere velocità che si avvicinano ai 1.100 km/h, un traguardo che lo renderebbe tra i più veloci della sua categoria.
Il design richiama quello di un’ala volante, con linee studiate per ridurre al minimo la traccia radar. Le versioni più recenti avrebbero anche ali pieghevoli, una caratteristica indispensabile per il decollo e l’atterraggio da piattaforme navali. È un dettaglio che indica chiaramente la direzione intrapresa: un drone non più legato solo a basi terrestri, ma pronto a seguire le flotte ovunque nel mondo.
Cosa può cambiare davvero
Se queste capacità fossero confermate, il GJ-11 aprirebbe scenari del tutto nuovi. Un drone di questo tipo, imbarcato su portaerei o navi da assalto, permetterebbe missioni di sorveglianza, ricognizione o attacco con tempi di reazione rapidissimi. La velocità vicina al muro del suono e l’autonomia dichiarata lo renderebbero uno strumento flessibile, capace di colpire lontano e di tornare in sicurezza.
Naturalmente non mancano i dubbi. Integrare un velivolo tanto complesso su piattaforme navali significa affrontare sfide tecniche notevoli: peso, stabilità, resistenza a condizioni meteo estreme e sicurezza degli atterraggi. Inoltre, raggiungere e mantenere velocità così elevate in un contesto operativo reale è molto più complicato che nei test.
Quel che è certo è che Pechino punta a dimostrare di essere in prima linea anche nel settore dei droni da combattimento navali. Che i 1.100 km/h siano una realtà consolidata o una previsione ottimistica, il messaggio è chiaro: la Cina intende accelerare, e non poco, la sua corsa verso il dominio tecnologico nei mari.
