Negli Stati Uniti il mercato dello streaming continua a vivere una fase di trasformazione, non sempre positiva per gli utenti. A tal proposito, spicca la recente decisione di Disney di alzare i prezzi della sua piattaforma. Dal 21 ottobre, l’offerta con pubblicità passerà da 9,99 a 11,99 dollari mensili. Mentre l’abbonamento Premium senza inserzioni arriverà a 18,99 dollari. Anche il pacchetto annuale registrerà un incremento significativo. Raggiungendo quota 189,99 dollari. Il servizio, lanciato nel 2019 con una tariffa d’ingresso di 6,99 dollari, è stato protagonista di una serie di rialzi.
Disney+: ecco cosa è emerso con i recenti rincari
La scelta di aumentare i costi arriva però in un momento delicato. Ciò soprattutto per la reputazione dell’azienda. Tutto è partito dalla sospensione temporanea del programma Jimmy Kimmel Live!. Decisa dopo i commenti del conduttore sull’attentato a Charlie Kirk, ha innescato un acceso dibattito. Le critiche e le richieste di boicottaggio hanno costretto Disney ad un rapido passo indietro. Dopo soli sei giorni, infatti, lo show è stato reintegrato in palinsesto. Una gestione della vicenda che, secondo alcune interpretazioni, rivela la preoccupazione per un possibile impatto diretto sul numero degli abbonati, proprio alla vigilia dell’annuncio dei nuovi rincari.
Una giornalista statunitense, Marisa Kabas, ha sottolineato come la tempestività con cui l’azienda ha modificato la propria decisione possa essere letta come una strategia difensiva. Anche una fonte interna, rimasta anonima, ha lasciato intendere che la compagnia non fosse disposta a correre rischi ulteriori in un contesto già caratterizzato da cancellazioni e da un crescente malcontento.
Al di là del caso specifico, la vicenda di Disney+ mette in luce il fragile equilibrio su cui si regge il comparto streaming. Le piattaforme cercano di bilanciare il bisogno di ricavi con la fedeltà degli utenti. Il tutto in un contesto in cui la concorrenza rimane agguerrita e le opzioni disponibili sono numerose. Nel lungo periodo sarà proprio tale relazione a determinare la solidità di un mercato che continua a ridisegnare le abitudini di consumo globale.
