Il Digital Markets Act, entrato in vigore a maggio 2023, avrebbe dovuto garantire concorrenza ed equilibrio. Oggi diventa il simbolo di una frattura insanabile tra Bruxelles e Apple. La società californiana non parla più soltanto di multe sproporzionate, ma di un regolamento che peggiora l’esperienza degli utenti e frena l’innovazione. Un’accusa dura per il quale il DMA andrebbe abolito e sostituito. Nel documento inviato alla Commissione, l’Apple denuncia che il regolatore sia stato ricettivo alle pressioni dei concorrenti, in particolare Spotify, e abbia colpito Apple con un rigore mai visto verso altri giganti digitali. Le multe miliardarie sarebbero la prova di un’applicazione selettiva e ostile. Bruxelles replica con fermezza: la legge non è facoltativa, la conformità è un dovere.
Apple sottolinea inoltre come il DMA abbia già bloccato il lancio in Europa di funzioni attese. Traduzione in tempo reale con AirPods, mirroring dell’iPhone su Mac, strumenti avanzati di Mappe e persino le Live Activities su Mac. Tutto rimandato, in certi casi cancellato. Perché obbligare a condividere con i rivali tecnologie fin dal primo giorno? Non si rischia di rallentare proprio i progressi che gli utenti attendono? L’azienda parla di un onere tecnico insostenibile, con team costretti a modificare processi consolidati. La sensazione, espressa senza mezzi termini, è che sia stato imposto alla Apple un peso sproporzionato, unico tra i sette gatekeeper designati.
Apple Store indebolito e privacy a rischio?
Il terreno più sensibile resta quello dell’App Store. Apple sostiene che il sideloading e i marketplace alternativi abbiano creato un ecosistema frammentato e meno sicuro. Sarebbero aumentati i casi di truffe bancarie, app false, contenuti pornografici e giochi d’azzardo disponibili sugli iPhone europei. Per Cupertino, l’Europa si sarebbe trasformata in un laboratorio con meno protezione e più rischi. È davvero questo il prezzo della libertà di scelta? Le accuse toccano anche la privacy. Apple riferisce di richieste di accesso a dati delicati come notifiche, email e cronologia delle reti Wi-Fi. Meta e altri colossi avrebbero chiesto perfino integrazione con AirPlay e CarPlay.
La Apple teme un ritorno alla sorveglianza diffusa, proprio in un continente che si è sempre proclamato custode della riservatezza digitale. Il documento si chiude con un avvertimento: il DMA, così applicato, non rafforza il mercato europeo. Lo rende più fragile, meno innovativo, più confuso. Cupertino promette di continuare a portare le sue funzioni in Europa, ma ribadisce che le condizioni attuali restano insostenibili.
