Le auto a guida autonoma in Cina stanno vivendo un momento di forte turbolenza. Dopo mesi di entusiasmo, annunci e coperture mediatiche a tappeto, le autorità di Pechino hanno deciso di sospendere il rilascio di nuove licenze per i veicoli senza conducente. Una frenata netta, che arriva in un momento in cui il settore sembrava pronto a spiccare il volo.
A far scattare l’allarme è stato un grave incidente tecnico che ha coinvolto i robotaxi di Baidu nella città di Wuhan. Decine di veicoli del servizio Apollo Go si sono fermati all’improvviso, bloccando la circolazione e lasciando i passeggeri intrappolati a bordo. L’episodio, avvenuto il 31 marzo scorso, ha coinvolto oltre 100 mezzi rimasti immobili sulle strade cittadine. La polizia locale ha attribuito il tutto a un probabile guasto di sistema. Tanto è bastato per far intervenire il Ministero dell’Industria, che insieme ad altre due agenzie governative ha convocato d’urgenza i rappresentanti delle città coinvolte nei programmi di test, chiedendo verifiche approfondite sui sistemi e un rafforzamento del monitoraggio della sicurezza.
Lo stop alle licenze e le conseguenze sul mercato
La sospensione colpisce in modo specifico le nuove licenze per veicoli con livello 4 di autonomia, vale a dire quei sistemi in cui il conducente non è tenuto a intervenire durante la marcia. Le ripercussioni pratiche sono immediate: le aziende non possono ampliare le flotte di robotaxi, avviare nuovi progetti pilota o entrare in città dove prima non erano presenti. Nessuno, per il momento, ha indicato quanto durerà questo blocco.
I mercati finanziari hanno reagito con nervosismo. Le azioni di Baidu sono scese del 2,8% alla Borsa di Hong Kong, mentre i concorrenti Pony AI e WeRide hanno perso rispettivamente il 5,5% e il 4,7%. Si tratta di un colpo non da poco per un settore che, secondo le stime di Soochow Securities, potrebbe valere 83,1 miliardi di yuan (circa 11,2 miliardi di euro) entro il 2030, in un contesto di competizione globale con realtà statunitensi come Waymo.
Questo sarebbe almeno il secondo caso in cui i regolatori cinesi bloccano il rilascio di permessi dopo un episodio legato a Baidu. Un segnale che suggerisce una linea sempre più prudente nella gestione della guida autonoma. Nel frattempo, società come Pony AI e WeRide hanno dichiarato che le loro operazioni proseguono normalmente in diverse città, a conferma che la misura non rappresenta un blocco generalizzato del settore ma un intervento mirato sulle nuove autorizzazioni.
Un quadro normativo ancora in costruzione
Il dibattito pubblico e normativo sulle auto a guida autonoma in Cina si è intensificato anche a causa di episodi precedenti. Un incidente mortale legato a un sistema di assistenza alla guida aveva già spinto le autorità a convocare una riunione con circa 60 produttori, imponendo il divieto di pubblicità “esagerata o falsa” sulle capacità dei sistemi intelligenti. L’indicazione era chiara: usare una terminologia più cauta, preferendo espressioni come “assistenza alla guida” al posto di “auto autonoma”.
La distinzione non è solo semantica. In Cina, anche le tecnologie più avanzate disponibili al pubblico rientrano spesso nel livello 2 di automazione, che richiede l’attenzione costante di chi è al volante. Il passaggio al livello 3, dove il veicolo può gestire temporaneamente la guida in autonomia, non ha ancora trovato un quadro normativo completo. E il salto al livello 4, quello dei robotaxi, evidentemente porta con sé problematiche ancora più complesse.
