In questi giorni Pechino ha acceso un faro su Nvidia, accusandola di violare la legge antitrust nazionale. La contestazione riguarda l’acquisizione, avvenuta nel 2020, della società israelo-statunitense Mellanox Technologies. Ovvero un’operazione da 6,9 miliardi di dollari che aveva rafforzato il ruolo di Nvidia nel settore dei data center e del calcolo ad alte prestazioni.
Secondo la SAMR (State Administration for Market Regulation), l’azienda guidata da Jensen Huang non avrebbe rispettato pienamente le condizioni imposte al momento dell’approvazione. L’indagine è stata avviata lo scorso dicembre, si è conclusa già da settimane ma è pubblica solo ora.
Nvidia rischia maxi-sanzioni: fino al 10% del fatturato
Se le accuse venissero confermate, Nvidia potrebbe incorrere in sanzioni comprese tra l’1% e il 10% del fatturato annuo. Ma non solo, sarebbe anche costretta a rivedere le sue pratiche considerate “anticoncorrenziali”. Un duro colpo, soprattutto in un contesto in cui il colosso americano è diventato il punto di riferimento mondiale per l’AI e le sue GPU alimentano i modelli più avanzati.
Tale operazione però fa parte di un quadro politico più ampio. Di recente, infatti, gli Stati Uniti hanno aumentato i controlli sull’export di chip avanzati verso la Cina, costringendo Nvidia a sviluppare versioni “ridotte” delle proprie GPU per il mercato cinese. Il chip H20, progettato per rispettare i vincoli americani, è stato addirittura bloccato a inizio anno dall’amministrazione Trump e poi reintrodotto con una pesante tassa del 15% sui ricavi destinata a Washington. Nonostante tale compromesso, le autorità di Pechino hanno comunque scoraggiato le aziende nazionali dall’acquisto, segnalando la crescente diffidenza nei confronti del gruppo.
Jensen Huang ha più volte sottolineato come le restrizioni americane abbiano avuto l’effetto collaterale di stimolare i competitor cinesi nello sviluppo di alternative domestiche. Le sue frequenti visite in Cina dimostrano l’importanza del mercato locale, ancora oggi fondamentale per i bilanci Nvidia. Ad ogni modo, al di là della questione legale, il caso Nvidia-Pechino rappresenta un nuovo capitolo dello scontro tecnologico tra USA e Cina. Per Washington, Nvidia resta da proteggere, per Pechino, un gigante da tenere sotto controllo e, se necessario, limitare.
