
cambiamento climatico
L’estate 2025 sarà ricordata come una delle più devastanti per l’Europa, non solo dal punto di vista ambientale, ma anche economico. Secondo uno studio pubblicato su European Economic Review, gli eventi meteorologici estremi registrati tra giugno e agosto hanno comportato perdite stimate in 43 miliardi di euro, pari allo 0,26% del valore aggiunto lordo dell’Unione europea. Un dato che rende evidente quanto il cambiamento climatico sia già oggi una zavorra concreta per le economie europee, con impatti che vanno ben oltre il dibattito politico e ideologico.
Danni diffusi in tutta Europa
Il lavoro, firmato da Sehrish Usman (Università di Mannheim) e da due economisti della Banca Centrale Europea, ha analizzato 1.160 regioni europee di livello NUTS3, confrontando dati meteorologici attuali e storici. Le aree più colpite sono quelle dell’Europa meridionale: Italia, Spagna, Portogallo, Grecia e Francia, dove siccità, ondate di calore e alluvioni hanno lasciato segni tangibili. In totale:
- 96 regioni hanno subito ondate di calore;
- 195 regioni hanno sofferto siccità prolungate;
- 53 regioni sono state colpite da alluvioni.
Ogni evento ha avuto conseguenze specifiche: il caldo estremo ha ridotto la produttività nei settori all’aperto come edilizia e ospitalità; la siccità ha colpito duramente l’agricoltura; le alluvioni hanno causato danni diretti a case, infrastrutture e trasporti, generando anche perdite indirette legate all’interruzione delle filiere.
Il caso italiano
Per l’Italia, il bilancio dell’estate 2025 è drammatico: 11,9 miliardi di euro di perdite economiche già contabilizzate, che secondo le proiezioni potrebbero arrivare a 34,2 miliardi entro il 2029. In termini percentuali, equivale allo 0,6% del valore aggiunto lordo nazionale nel 2024, destinato a salire all’1,75% entro la fine del decennio. Il nostro Paese si conferma così tra i più vulnerabili, stretto tra siccità che decimano le rese agricole e alluvioni che devastano intere comunità.
Stime conservative, danni reali
Gli autori dello studio sottolineano che i dati potrebbero addirittura sottostimare la portata reale dei danni. Alcuni fenomeni, come incendi boschivi, grandinate e tempeste, non sono stati inclusi nell’analisi, così come i cosiddetti “eventi composti”, in cui siccità e ondate di calore si verificano simultaneamente, amplificando gli effetti distruttivi. Il “calcio” subito dalle economie locali non si limita quindi ai soli numeri: gli effetti degli eventi estremi emergono gradualmente, influenzando salute, occupazione e coesione sociale.
Uno sguardo al futuro
Sulla base delle serie storiche, la ricerca prevede che i costi complessivi possano salire a 126 miliardi di euro nel 2029, con un trend che difficilmente potrà essere invertito senza un’accelerazione significativa nelle politiche di adattamento.
“Disporre di stime tempestive dell’impatto aiuta i decisori politici a indirizzare strategie di supporto e adattamento”, ha sottolineato Usman, autrice principale del documento. Tuttavia, gli stessi autori evidenziano come gli interventi di adattamento siano costosi e debbano essere valutati con attenzione per garantire efficacia ed equità sociale.
