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La Luna continua ad essere “viva”: ecco i dettagli
La scoperta è arrivata grazie al lavoro di un gruppo coordinato da Sivaprahasam Vijayan, del Physical Research Laboratory di Ahmedabad. Quest’ultimo ha passato in rassegna un immenso archivio fotografico fornito dalla Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA. Migliaia di immagini sono state studiate, concentrandosi sulle fasce comprese tra 40 gradi nord e sud, dove la luce solare rivela meglio le superfici brillanti lasciate dal passaggio delle rocce.
Confrontando le nuove tracce con i depositi di materiale generati dagli antichi impatti, i cosiddetti blanket di ejecta, è stato possibile ricostruire una cronologia. Mentre i crateri hanno un’età di circa 400.000 anni, le frane sono decisamente più giovani. Segno che il nostro satellite continua a essere modellato da processi naturali. Quali siano le cause resta una domanda aperta. Le ipotesi sul tavolo sono due: piccoli meteoriti che scuotono i versanti o i “moonquakes”, scosse simili ai terremoti terrestri. In entrambi i casi, lo scenario obbliga a riconsiderare la stabilità del suolo lunare.
A tal proposito, i ricercatori puntano a sfruttare sistemi di intelligenza artificiale per analizzare più rapidamente i dati e distinguere con maggiore precisione i fenomeni generati dall’interno della Luna da quelli dovuti a cause esterne. Ma il passo decisivo sarà la creazione di una rete di sismometri distribuiti sul suolo della Luna.









