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Scoperto buco nero nato 500 milioni di anni dopo il Big Bang

Il James Webb rivela un buco nero interstellare 300 milioni di volte la massa del Sole, nel cuore della galassia primordiale CAPERS-LRD-z9.

scritto da Rosalba Varegliano 17/08/2025 0 commenti 1 Minuti lettura
Il telescopio spaziale James Webb prima, e l'ARIEL poi, seguiranno da vicino la ricerca di vita sul pianeta K2-18b
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L’universo ci ha riservato una sorpresa che riporta indietro l’orologio cosmico di oltre 13 miliardi di anni. Grazie al James Webb Space Telescope, gli astronomi hanno individuato il buco nero più antico mai osservato, risalente a appena 500 milioni di anni dopo il Big Bang. Questo oggetto eccezionale, al centro della galassia infantile CAPERS-LRD-z9, ha una massa stimata di circa 300 milioni di volte quella del Sole: un peso che rappresenta circa il 5 % della massa stellare della sua galassia, valore che sfida i modelli di crescita cui siamo a conoscenza.

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Scoperto buco nero antico, un gigante cosmico del passato

Questo gigante primordiale non è un mero fossile da catalogare. La sua esistenza pone domande fondamentali su come i buchi neri possano crescere così velocemente nei periodi iniziali della storia del cosmo. La risposta potrebbe risiedere in due scenari. Questi buchi neri nascono già massicci — un concetto noto come “heavy seeds” — oppure sono capaci di aumentare in dimensioni straordinarie tramite un’accrescimento rapidissimo, ben oltre il limite matematico convenzionale conosciuto come limite di Eddington.

Il fatto che oggi possiamo riconoscere questo buco nero così antico, grazie alla luce infrarossa che il telescopio James Webb ha raccolto, testimonia non solo la potenza tecnologica raggiunta, ma anche l’intelligenza dello strumento cosmologico utilizzato. La scoperta apre la strada a nuove osservazioni e spinge gli scienziati a cercare altri piccoli punti rossi lontani— fossili cosmici – pronti a raccontare come è iniziato tutto.

Gli studiosi ipotizzano che la presenza di un buco nero così massiccio in un’epoca tanto precoce abbia avuto un ruolo chiave nel plasmare la galassia che lo ospita. L’enorme energia sprigionata dalla materia risucchiata nel suo disco di accrescimento potrebbe aver condizionato la formazione delle stelle, regolando il ritmo di nascita delle prime. Questo tipo di interazione, nota come “feedback”, è oggi considerato uno dei motori fondamentali dell’evoluzione galattica, ma vederlo all’opera in un’epoca così lontana nel tempo offre un laboratorio unico per capire i meccanismi che hanno guidato i primi miliardi di anni dell’universo. In futuro, ogni nuova scoperta contribuirà a scrivere un pezzo mancante della storia cosmica, con un obiettivo ambizioso. Quello di ricostruire passo dopo passo come si è passati da un universo giovane e caotico a quello strutturato e complesso che oggi conosciamo.

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Rosalba Varegliano
Rosalba Varegliano

Dal 2017 ho iniziato a collaborare con TecnoAndroid, adottando un approccio attento ai dettagli e puntando sempre alla perfezione, per offrire un punto di vista chiaro e preciso sulle ultime novità del settore tech.

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