Un team di ricercatori del Minnesota Twin Cities ha ideato droni capaci di affrontare uno degli scenari più ostili e pericolosi, gli incendi. Questi velivoli non osservano le colonne di fumo dall’esterno, ma vi entrano per raccogliere dati tridimensionali sulle particelle sospese. L’obiettivo è migliorare i modelli previsionali sulla dispersione delle nubi tossiche, che possono viaggiare per centinaia di chilometri e raggiungere aree lontane.
Il problema non è nuovo. Prevedere il percorso del fumo è sempre stato complesso e gli strumenti tradizionali, come i satelliti, hanno limiti evidenti. Le immagini spaziali offrono una visione d’insieme, ma richiedono tempi di aggiornamento lunghi e costi elevati. I droni intelligenti cambiano prospettiva. Volano in gruppo, riconoscono il fumo con algoritmi di intelligenza artificiale e mappano correnti e particelle con precisione elevata. Il risultato è una ricostruzione tridimensionale che consente analisi più accurate e rapide.
Droni AI, nuove applicazioni dalla prevenzione incendi alla sorveglianza ambientale
Il lavoro di questi droni non si limita però solo agli incendi. I ricercatori li vedono già impiegati per monitorare tempeste di sabbia, eruzioni vulcaniche o fenomeni urbani legati all’inquinamento. Con l’aiuto della Digital Inline Holography, le mappe tridimensionali includono dati dettagliati sulle particelle sottili, quelle più pericolose per salute e ambiente.
Secondo Jiarong Hong, professore di ingegneria meccanica, studiare il particolato è essenziale per valutare rischi sanitari e ambientali. Non a caso le applicazioni immediate riguardano la gestione delle emergenze. Negli Stati Uniti, tra il 2012 e il 2021, le bruciature controllate hanno generato decine di incendi sfuggiti al controllo. Un sistema previsionale più accurato potrebbe quindi ridurre questi episodi e rendere più sicure pratiche comunque utili nella prevenzione.
Il gruppo lavora anche su nuovi modelli VTOL, droni a decollo verticale con ali fisse. Questi potrebbero volare oltre un’ora e sorvegliare aree molto più grandi, aumentando la resistenza e l’affidabilità nelle missioni. Insomma, tale tecnologia, se consolidata, potrebbe davvero fornire un aiuto concreto alle emergenze ambientali e arricchire, nonché migliorare, la capacità di osservazione dei fenomeni da parte della comunità scientifica.
