Da settembre 2025 il centro storico di Roma cambierà volto, almeno per chi lo vive su due o quattro ruote. Il Campidoglio ha infatti deciso di trasformarlo in una grande Zona 30, fissando il limite massimo di velocità a 30 km/h. Una misura che, al di là della sua rigidità apparente, nasce da un’esigenza concreta: ridurre incidenti e vittime sulle strade della Capitale. L’assessore alla Mobilità, Eugenio Patané, ha parlato apertamente di emergenza sicurezza, ricordando come gli incidenti urbani siano in costante aumento. L’idea è di seguire la scia di altre città europee, Bologna in testa, che hanno già dimostrato di poter ottenere risultati tangibili.
Roma diventa Zona 30: come la tecnologia trasforma la sicurezza urbana
Roma non si limiterà a cambiare i cartelli. Sono in arrivo sessanta nuovi autovelox, tra fissi e mobili, che si aggiungeranno ai venti già esistenti, e un’attenzione particolare sarà rivolta ad arterie spesso teatro di incidenti come la Tangenziale Est, via Isacco Newton e via del Mare, dove verrà attivato il tutor mai entrato in funzione. A novembre scatterà poi l’utilizzo degli undici Vista Red agli incroci più rischiosi, sistemi in grado di immortalare chi passa con il rosso e di far scattare la multa senza esitazione.
Il piano non riguarda soltanto il centro storico. L’amministrazione ha messo nel mirino altre cinquanta strade sparse tra Centocelle, Monteverde, Balduina e Pigneto, con l’obiettivo di rendere gradualmente Roma una “Città 30”. Anche i cosiddetti punti neri, come alcuni tratti della via Cristoforo Colombo, hanno già visto interventi di messa in sicurezza, segno che la trasformazione non è soltanto simbolica ma parte di un progetto più ampio.
La decisione, però, non ha convinto tutti. Molti romani ironizzano: “Se a Roma si superano i 20 km/h è già un miracolo”, dicono riferendosi al traffico perenne e al manto stradale spesso disastrato. Altri leggono l’iniziativa come un nuovo modo per riempire le casse comunali con le multe, ritenendo più utile far rispettare davvero i limiti attuali. Le critiche hanno anche un risvolto politico, con chi considera la misura un segnale di debolezza di fronte a problemi strutturali mai affrontati.
C’è però anche chi applaude, ricordando che a Bologna gli incidenti sono calati in maniera sensibile. Per molti cittadini questa scelta potrebbe finalmente rendere più sicura la vita di pedoni e ciclisti, purché non resti un’operazione isolata ma venga accompagnata da piste ciclabili, zone pedonali e un trasporto pubblico davvero efficiente.
