Dopo un mese di maggio un po’ fiacco, il mercato delle auto di seconda mano ha rialzato la testa a giugno, anche se con un timido +0,4%. Non si tratta di un boom, certo, ma il dato assume un significato diverso se lo si guarda nel contesto generale: più di 422 mila passaggi di proprietà in trenta giorni raccontano che la domanda di usato non accenna a rallentare. A sostenere questo giro d’affari sono soprattutto le cosiddette minivolture, ossia quelle operazioni che consentono ai concessionari di gestire temporaneamente le vetture prima di rimetterle in vendita. Un meccanismo tecnico, ma che incide parecchio sui numeri.
Auto usate sempre più richieste, ma il ricambio tecnologico resta lento
Se allarghiamo lo sguardo all’intero primo semestre, la tendenza appare ancora più chiara: oltre 2,8 milioni di trasferimenti complessivi e una crescita del 2,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. In pratica, ogni volta che viene immatricolata un’auto nuova, quasi due usate trovano un acquirente. È un rapporto che fotografa bene le scelte degli automobilisti italiani, sempre più inclini a guardare al mercato dell’usato come soluzione pratica e meno onerosa in un periodo in cui i prezzi delle auto nuove restano elevati.
Sul fronte delle alimentazioni, il diesel conserva la leadership ma perde terreno, scendendo al 41,1%. La benzina guadagna qualche punto e si avvicina, mentre la vera crescita si registra per le ibride, ormai oltre il 10% delle compravendite. Restano stabili GPL e metano, mentre le auto elettriche e le plug-in faticano ancora a conquistare spazio, con una quota che insieme non supera il 2,5%.
Dietro alle statistiche però c’è un tema cruciale: l’età del parco circolante. Quasi la metà delle vetture passate di mano a giugno aveva più di dieci anni. Le auto più giovani, con meno di quattro anni di vita, si fermano poco sopra il 23%. Questo significa che, nonostante la vitalità del mercato, il ricambio tecnologico procede a rilento e le strade italiane continuano a popolarsi di modelli datati, meno efficienti e più inquinanti.
Il quadro complessivo, insomma, è quello di un settore vivace, ma che fatica a rinnovarsi. Gli italiani scelgono l’usato perché resta conveniente e rassicurante, ma il vero salto verso una mobilità moderna sembra ancora lontano.
