Con il debutto della nuova gamma Pixel 10, Google ha introdotto diverse funzionalità basate sull’intelligenza artificiale, molte delle quali sembravano riservate agli smartphone più recenti. Eppure così non è stato. Il colosso di Mountain View ha chiarito che alcune innovazioni di Google Telefono non resteranno esclusive. La funzione Take a message, ad esempio, è compatibile con modelli meno recenti come i Pixel4, arrivando dunque a dispositivi lanciati nel 2019.
Tale caratteristica consente di gestire al meglio le chiamate perse o rifiutate. Quando l’utente non risponde, Google Telefono chiede all’interlocutore di lasciare un messaggio con la motivazione della chiamata, trascritto in tempo reale sullo smartphone. Si tratta di un’evoluzione naturale del filtro chiamate, capace di eliminare passaggi manuali e rendere l’esperienza più fluida. La novità non riguarda soltanto i telefoni. In quanto Take a message funziona anche sui Pixel Watch 2 e successivi, purché associati ad almeno un Pixel6, primo modello con chip Tensor.
Google Telefono e Call Notes: l’IA diventa più utile
Come spesso accade, però, l’Italia resta esclusa dalla fase iniziale. Al momento, la disponibilità è confermata soltanto in Australia, Irlanda, Regno Unito e Stati Uniti. Non è chiaro se si tratti di un’esclusione temporanea o definitiva, ma l’esperienza passata lascia intendere che alcune funzioni potrebbero restare legate a mercati selezionati.
Accanto a Take a message, Google ha potenziato anche un’altra funzione chiave di Telefono, Call Notes. Introdotta inizialmente sui Pixel 9, questa opzione sfrutta l’IA per trascrivere e riassumere le chiamate. Con i Pixel10, Call Notes si arricchisce di una capacità chiamata “Passaggi successivi”, che suggerisce azioni da compiere dopo la conversazione, come fissare appuntamenti o annotare attività collegate.
La novità non resta confinata agli ultimi modelli. Essa arriva anche sui Pixel 9, pur restando esclusiva del mercato statunitense e solo in lingua inglese. È improbabile, almeno per ora, che venga estesa a dispositivi più vecchi, data la mancanza di Gemini Nano, il modello linguistico integrato nei Pixel10 e in parte nei 9. Google sembra così adottare una doppia strategia: rendere disponibili alcune funzioni a modelli datati per ampliare l’utenza, ma mantenere le innovazioni più complesse su hardware recente. In questo modo, l’azienda riesce a valorizzare la nuova gamma Pixel senza abbandonare chi possiede smartphone meno aggiornati.
