
Gmail
Una decisione del tribunale regionale di Magonza potrebbe cambiare radicalmente il modo in cui si configurano i dispositivi Android. I giudici hanno stabilito che Google non potrà più imporre un vantaggio al proprio servizio Gmail nella fase iniziale di configurazione, aprendo la strada a una gestione più equa dei provider di posta elettronica.
Una prassi considerata anticoncorrenziale
Finora, al primo avvio di uno smartphone Android, gli utenti venivano di fatto spinti a registrarsi con un indirizzo Gmail. Chi desiderava utilizzare un indirizzo diverso incontrava ostacoli che rendevano l’operazione complessa. Per il tribunale di Magonza, questa modalità costituiva un vantaggio indebito a favore di Google, tale da penalizzare i concorrenti.
Da qui la decisione: durante la configurazione iniziale dovranno essere messi sullo stesso piano i provider terzi, così da consentire una reale libertà di scelta.
La battaglia legale di GMX e Web.de
Il caso è stato sollevato da GMX e Web.de, due importanti operatori tedeschi della posta elettronica, che nell’ottobre 2024 avevano denunciato l’impossibilità di utilizzare in modo semplice indirizzi non Gmail. Il ricorso è stato accolto solo in parte: le due aziende dovranno comunque sostenere gran parte delle spese legali, ma il verdetto rappresenta un successo simbolico.
Per i provider tedeschi si tratta di un passo importante verso la cosiddetta sovranità digitale, cioè la possibilità per i cittadini di affidarsi a servizi locali senza vincoli imposti dai grandi colossi tecnologici.
Non solo Gmail: nel mirino anche Play Store e YouTube
Il verdetto non riguarda esclusivamente la posta elettronica. I giudici hanno chiesto a Google di rivedere anche altri processi di configurazione, compresi quelli legati al Play Store, a YouTube e al browser Chrome. L’obiettivo è limitare le pratiche che rafforzano l’integrazione verticale dei servizi Google, a scapito della concorrenza.
La sentenza si inserisce nel quadro del Digital Markets Act (DMA), la normativa europea che punta a riequilibrare il potere dei cosiddetti gatekeeper digitali. Oltre a Google, il regolamento interessa aziende come Apple, Meta, Amazon e Microsoft.
La risposta di Google
Google ha già annunciato ricorso, sottolineando come la maggior parte dei reclami sia stata respinta. Tuttavia, l’azienda ha espresso preoccupazione per l’effetto di simili decisioni: il timore è che ogni Paese europeo possa adottare interpretazioni differenti del DMA, con il rischio di frammentare ulteriormente il mercato.
Nel frattempo, il gruppo ha iniziato ad apportare modifiche: oggi è possibile registrarsi con il solo numero di telefono, ma il sistema continua a generare automaticamente un account Gmail in background. Proprio questa funzione resta tra i punti più contestati.
