Negli ultimi giorni una foto sgranata, apparsa quasi per caso sui social, sta facendo impazzire gli appassionati di aviazione militare. Mostra un velivolo cinese dalla silhouette inconfondibile: un’ala volante dalle proporzioni gigantesche, immortalata mentre rulla con i carrelli abbassati. A colpire non è solo la forma, che ricorda da vicino il bombardiere americano B-2 Spirit, ma soprattutto la scala.
Una foto sfocata scatena il mistero su drone cinese stealth
Gli analisti, zoomando e confrontando prospettive, ipotizzano che l’apertura alare sfiori i 52 metri. Una misura che non lascia dubbi: se fosse confermata, ci troveremmo davanti al più grande drone mai attribuito a Pechino, ben oltre modelli già noti come il CH-7. Niente pilota visibile, nessuna cabina: tutto lascia pensare a un velivolo autonomo progettato per lunghe missioni di sorveglianza. In altre parole, non un bombardiere, ma un occhio invisibile capace di restare in quota per ore senza farsi notare dai radar.
Il dettaglio più intrigante? Il collegamento con la base di Malan, nello Xinjiang. Si tratta di un complesso ultramoderno, costruito in tempi record, che ricorda da vicino le infrastrutture americane dedicate agli stealth. Proprio lì erano già comparsi, nelle immagini satellitari di inizio estate, velivoli sospetti dalla sagoma simile. Ora questo nuovo scatto sembra aggiungere un tassello in più al puzzle.
Restano, ovviamente, molti punti oscuri. Alcuni osservatori ipotizzano due motori con ugelli piatti per ridurre la traccia termica, ma la qualità dell’immagine è troppo scarsa per offrire certezze. Eppure, il tempismo della fuga non passa inosservato: tra pochi giorni la Cina celebrerà l’80° anniversario della vittoria sul Giappone, e in passato non è mancata la tendenza a mostrare, proprio alla vigilia di parate storiche, qualche nuova “carta” tecnologica.
Che sia un indizio studiato a tavolino o una vera anticipazione, la foto ha già fatto il suo lavoro: attirare l’attenzione e alimentare il confronto con i progetti statunitensi. Se davvero fosse un drone di classe B-2, la distanza con l’RQ-180 americano si accorcerebbe bruscamente. Per ora resta un enigma sfocato, ma sufficiente a far discutere di geopolitica, tecnologia e simboli militari ben oltre i confini della rete.
