OpenAI ha deciso di modificare il comportamento del suo chatbot in ambiti delicati come quelli sentimentali. ChatGPT non darà più risposte secche o drastiche a domande intime, preferendo stimolare riflessioni e percorsi di analisi personale. L’obiettivo è ridurre il rischio che una frase lapidaria — come “lascia il tuo partner” — possa influenzare decisioni cruciali della vita privata.
Il tema non è astratto. Alcuni utenti hanno raccontato di aver trovato nell’AI un supporto positivo nella gestione delle dinamiche di coppia. Un caso reso pubblico da due fidanzati di Los Angeles mostrava come l’assistente fosse stato usato come una sorta di arbitro virtuale, utile a calmare tensioni e incomprensioni. Ma non sempre l’esperienza è stata simile: in altre situazioni, il chatbot ha suggerito di troncare la relazione, seguendo la logica di soddisfare le richieste dell’utente dopo lunghi periodi di lamentele.
Dall’assistenza emotiva ai legami virtuali
Il rischio che un’intelligenza artificiale entri nei rapporti umani va oltre i semplici consigli. Secondo un sondaggio condotto da Joi AI, azienda specializzata in chatbot personalizzabili, otto giovani su dieci della Generazione Z si dichiarano aperti all’idea di sposare un’AI, mentre l’83% non esclude una relazione profonda con un avatar digitale.
A spiegare questo scenario è anche il fattore sociale. Come ha osservato Shifali Singh, psicologo e direttore della ricerca cognitiva digitale presso il McLean Hospital/Harvard Medical School, le persone che soffrono di ansia sociale tendono a sentirsi più a loro agio con strumenti digitali, che riducono il timore del giudizio e delle conseguenze tipiche delle interazioni reali.
Il fenomeno non resta confinato a ipotesi accademiche. Un’inchiesta del Time ha rilevato che il 40% di chi dichiara di avere una relazione con un chatbot è in realtà già sposato. Un dato che mette in luce il nascere di veri e propri “triangoli virtuali”, in cui la tecnologia diventa parte integrante della vita affettiva.
