Il calcio italiano sta entrando in una fase di cambiamento che potrebbe ridisegnarne gli equilibri economici e sportivi. Il Governo Meloni, infatti, si prepara a presentare un provvedimento dedicato alla regolamentazione dei diritti televisivi. A darne conferma è stato il ministro per lo Sport, Andrea Abodi, durante il Meeting di Rimini. Non si tratta di un decreto immediatamente operativo, ma di un disegno di legge delega. Ciò significa che il Parlamento avrà spazio per intervenire, discutere e integrare le nuove regole, coinvolgendo tutti gli attori del settore. Prima del deposito ufficiale, previsto a settembre, il testo passerà al vaglio del Ministero dell’Economia e delle Finanze e di quello delle Imprese e del Made in Italy, che collaborano attivamente alla stesura.
Nuova riforma per la Serie A: ecco i dettagli
Al centro della riforma ci sono i diritti audiovisivi del calcio e il principio di mutualità. È proprio su tale punto che Abodi ha insistito maggiormente. Oggi la percentuale redistribuita dalla Serie A alle altre Leghe è la più bassa d’Europa. Una disparità che, secondo il ministro, frena lo sviluppo dell’intero movimento calcistico e che andrebbe corretta. La finalità dichiarata è utilizzare le risorse per obiettivi concreti e misurabili. Come il miglioramento delle infrastrutture sportive, il rafforzamento dei settori giovanili e la crescita complessiva della qualità del prodotto calcio.
Gli stadi rappresentano, non a caso, uno snodo decisivo della riforma. Con l’Europeo 2032 la condizione degli impianti è diventata una priorità politica oltre che sportiva. Il Governo vuole incentivare progetti di ammodernamento e investimenti strutturali, convinto che senza arene moderne e funzionali sia impossibile competere con i principali campionati stranieri.
Un altro passaggio rilevante riguarda la cosiddetta no single buyer rule. Si tratta della norma che impedisce la vendita dei diritti tv a un solo operatore. La bozza allo studio del Governo intende superare tale vincolo. Secondo Abodi, la legge che lo introdusse rispondeva a un contesto economico e tecnologico ormai superato. Oggi, al contrario, la Serie A deve potersi muovere con maggiore libertà, scegliendo la formula commerciale più efficace per valorizzare i propri contenuti e attrarre risorse.
