La notizia è rimbalzata dai laboratori canadesi fino alle redazioni scientifiche di tutto il mondo. Un lampo radio ha attraversato il cosmo lasciando un’impronta che gli astronomi non avevano mai registrato prima. Non è la prima volta che i radiotelescopi captano un fenomeno del genere, ma questa volta l’energia sprigionata ha superato ogni record. Guadagnandosi un soprannome eloquente: RBFLOAT, Radio Brightest Flash Of All Time. La sigla tecnica è FRB 20250316A, ma dietro tali numeri si cela un evento che potrebbe cambiare la comprensione di uno dei misteri più intriganti dell’astrofisica. I lampi radio veloci, noti come FRB, sono apparsi per la prima volta nei dati nel 2007. Da allora se ne sono contati diversi, ma il loro funzionamento resta in gran parte avvolto nell’oscurità. Sono brevissimi, eppure in quel tempo infinitesimale liberano un’energia paragonabile a quella che il nostro Sole produrrebbe durante l’intero arco della sua vita. Ipotesi ce ne sono state molte: tra le più convincenti, quelle che chiamano in causa le magnetar, stelle di neutroni che possiedono campi magnetici spaventosi. Ma fino a oggi ogni lampo era rimasto senza un contesto preciso.
Dettagli emersi su un nuovo lampo radio
Il 16 marzo scorso è accaduto qualcosa di diverso. CHIME, il grande radiotelescopio installato in Canada, ha registrato un segnale particolarmente intenso. Ma la vera svolta non è stata la potenza. Grazie a un sistema di antenne “outrigger”, piazzate in diversi punti del Nord America e coordinate con CHIME, gli astronomi sono riusciti a triangolare la sorgente con un’accuratezza sorprendente. Si tratta di una regione spaziale di soli 45 anni luce.
E proprio lì, nella spirale esterna della galassia NGC 4141 a circa 130 milioni di anni luce dalla Terra, il telescopio spaziale James Webb ha puntato i suoi occhi infrarossi. Quello che ha restituito è un segnale luminoso appena percettibile, battezzato NIR-1. Potrebbe essere una gigante rossa o una stella massiccia in fase di evoluzione avanzata. Non abbastanza, però, per spiegare da sola un lampo tanto estremo.
La pista più seguita è quella di una compagna invisibile: forse una stella di neutroni che interagisce con NIR-1. Oppure un magnetar isolato che, con i suoi campi magnetici, riesce a produrre il fenomeno.
Che si tratti dell’una o dell’altra ipotesi, resta che per la prima volta un FRB è stato collegato ad un oggetto identificabile in un’altra galassia. Un passo che gli scienziati considerano rivoluzionario.
