Il caso che vede coinvolto Samujjal Purkayastha, ex product manager di Meta, getta nuove ombre sull’operato dell’azienda di Mark Zuckerberg. Davanti ad un tribunale del lavoro londinese, Purkayastha ha depositato una denuncia. Nella quale sostiene di essere stato allontanato dall’azienda per aver sollevato dubbi e preoccupazioni. Quest’ultime riguardano pratiche giudicate scorrette. Le accuse, riportate dal Financial Times, spaziano dalla manipolazione dei dati relativi alla privacy degli utenti fino all’alterazione delle metriche pubblicitarie. Due questioni che toccano direttamente la credibilità di Meta e il suo rapporto con inserzionisti e consumatori.
Meta al centro di un nuovo dibattito sulla privacy?
La prima contestazione riguarda la riservatezza. Nel 2021 Apple ha introdotto l’App Tracking Transparency. Un sistema che obbliga le app a chiedere il consenso dell’utente prima di tracciarlo. Per Meta, tale scelta ha rappresentato un duro colpo. Nel 2022, secondo le stime, il calo delle entrate legato alla mancanza di dati mirati ha superato i dieci miliardi di dollari. Purkayastha afferma che l’azienda avrebbe reagito adottando un approccio chiamato deterministic matching, in grado di aggirare le limitazioni imposte da Apple. La tecnica avrebbe permesso di ricostruire le identità degli utenti e di seguirne le attività online incrociando informazioni provenienti da diverse piattaforme. Ciò anche in assenza del consenso esplicito richiesto dalle regole dell’App Store. Se dimostrata, tale pratica configurerebbe una violazione diretta delle policy di Apple e metterebbe Meta di fronte a una grave accusa di elusione.
La seconda linea dell’attacco si concentra sugli annunci commerciali. Nel mirino ci sono i cosiddetti Shops Ads, introdotti nel 2022 e presentati come uno strumento capace di incrementare le vendite delle aziende. Secondo Purkayastha, Meta avrebbe pubblicizzato risultati gonfiati, calcolando le performance sulla base di valori lordi e non netti. In pratica, nelle cifre sarebbero confluiti elementi come spese di spedizione e tasse, incrementando artificialmente i dati fino a un 19% rispetto alla realtà. Anche in tale caso, i clienti non sarebbero stati messi al corrente della reale natura dei numeri presentati. Ora sarà un tribunale, nel 2026, a stabilire se le parole di Purkayastha avranno conseguenze legali per Meta.
