C’è un certo paradosso nelle parole di Sam Altman. Da un lato è il volto che più di ogni altro incarna la corsa all’intelligenza artificiale, dall’altro è anche colui che alza la mano per dire che, forse, stiamo correndo troppo. Nel suo intervento a San Francisco non ha usato giri di parole: il mercato dell’AI, oggi, somiglia molto a quello delle dot-com a fine anni Novanta. In quel periodo l’entusiasmo aveva portato a valutazioni astronomiche, salvo poi scoppiare in una bolla che ha lasciato macerie dietro di sé. Eppure, proprio da quella crisi sono nate le aziende che hanno ridisegnato il mondo digitale.
Investimenti folli e selezione naturale: il messaggio chiaro di Altman sull’AI
Altman riconosce la stessa energia, lo stesso fervore quasi irrazionale, negli investimenti di oggi. Start-up minuscole che ricevono miliardi senza un piano solido, capitali che si muovono più per paura di “restare indietro” che per reale fiducia in un modello di business. Lui stesso lo dice senza mezzi termini: qualcuno, inevitabilmente, perderà somme enormi. Eppure non si tratta solo di una visione pessimista. C’è quasi una nota di realismo ottimista nel suo discorso: ogni bolla nasce da una verità di fondo. Internet era davvero rivoluzionario, e l’intelligenza artificiale non lo è di meno.
Quello che Altman sembra voler sottolineare è che, anche se l’entusiasmo finirà per sgonfiarsi, il settore non verrà spazzato via. Sopravvivranno i progetti solidi, quelli capaci di sostenersi oltre l’hype, e saranno proprio loro a raccogliere i frutti della selezione naturale del mercato. È per questo che, nonostante i richiami alla prudenza, OpenAI non rallenta. Al contrario, parla di investimenti da trilioni di dollari in nuove infrastrutture, con data center pronti a reggere il peso di un futuro che tutti sanno arriverà, anche se forse non così in fretta.
Altman non nega la possibilità di un crollo, ma lo mette in prospettiva. Ci saranno vincitori e vinti, certo, ma l’impatto complessivo sull’economia sarà positivo. La sensazione, ascoltandolo, è che non stia lanciando un avvertimento per frenare l’AI, ma piuttosto preparando il terreno: quando la bolla scoppierà, solo i giganti più preparati saranno ancora in piedi. E lui sa bene da che parte vuole stare.
