A Mosca, la tensione digitale si sente quasi nell’aria. Non è una questione di linee telefoniche o di connessioni lente: qui parliamo di un braccio di ferro tra uno dei servizi di messaggistica più usati al mondo e un governo deciso a tenere le comunicazioni sotto controllo.
Il Cremlino tenta di isolare WhatsApp: cosa cambia per la privacy
WhatsApp, attraverso un comunicato che non lascia spazio a mezzi termini, accusa la Russia di voler chiudere le porte a oltre 100 milioni di utenti locali. Il motivo? La crittografia end-to-end, quella barriera invisibile che rende i messaggi leggibili solo da chi li invia e da chi li riceve, impedendo a chiunque altro – autorità comprese – di sbirciare dentro. Un fastidio non da poco per un governo che da tempo spinge per avere accesso diretto alle conversazioni online.
Negli ultimi mesi, i segnali c’erano tutti: limitazioni alle chiamate su WhatsApp e Telegram, accuse di scarsa collaborazione nelle indagini su frodi e terrorismo, richieste pressanti di dati conservati su server russi. Una strategia che si inserisce in un disegno più ampio: isolare l’ecosistema digitale nazionale, rendendolo più controllabile e, quando serve, più censurabile.
Telegram, che pure nasce in Russia ma ora ha sede a Dubai, ha provato a smorzare le critiche, rivendicando l’uso dell’intelligenza artificiale per rimuovere ogni giorno milioni di contenuti dannosi. Ma il punto, per il Cremlino, non è solo la moderazione: è il controllo totale delle informazioni, un obiettivo che piattaforme cifrate come WhatsApp rendono irraggiungibile.
La frattura, però, non riguarda solo la tecnologia. C’è in gioco un principio più ampio: il diritto alla privacy in un contesto dove le frontiere digitali si stanno chiudendo. Da quando è iniziata l’invasione dell’Ucraina, il governo russo ha stretto ulteriormente le maglie della rete, bloccando siti d’informazione indipendente e tagliando fuori intere piattaforme straniere, da LinkedIn a Facebook.
Se il blocco di WhatsApp dovesse diventare realtà, sarebbe solo l’ennesimo capitolo di una storia che sembra muoversi sempre nella stessa direzione: meno libertà online, più controllo centralizzato. E, per milioni di persone, la perdita di uno spazio dove parlare senza sentirsi osservati.
